UN NUOVA ERA PER IL MIBACT?

direzionemibactLa riorganizzazione del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo (MIBACT) trae origine, come è noto, dalle politiche di spending review attuate da ultimo con il decreto legge n. 66 del 2014, convertito nella legge n. 89 del 2014. In base ai tagli operati nel 2012-2013, infatti, ogni Ministero era tenuto a dotarsi di un nuovo regolamento di organizzazione che recepisse le riduzioni di pianta organica. Il MIBACT adempie, finalmente, a tale obbligo e ridisegna se stesso in modo fortemente innovativo, in linea con le misure già adottate con il decreto Art Bonus.

ll Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini, ha presentato oggi il DPCM di riorganizzazione del Mibact, approvato ieri dal Consiglio dei Ministri.
Il provvedimento  rivoluziona il modello organizzativo dei beni culturali italiani. L’amministrazione viene resa più snella, efficiente e economica attraverso: l’ammodernamento della struttura centrale e la semplificazione di quella periferica; l’integrazione definitiva tra cultura e turismo; la valorizzazione dei musei italiani (20 musei e siti archeologici di interesse nazionale dotati di piena autonomia gestionale e finanziaria con direttori altamente specializzati e selezionati con procedure pubbliche); il rilancio delle politiche di innovazione e formazione; la valorizzazione delle arti contemporanee; la revisione delle linee di comando tra centro e periferia (semplificazione delle procedure per ridurre i contenziosi) ed il taglio delle figure dirigenziali (37 dirigenti in meno).
La riforma del Mibact – ha detto il ministro Franceschini – è un cambiamento profondo, in linea con le importanti riforme che gli italiani si aspettano da questo Governo. Una importante e necessaria riorganizzazione che supera la contrapposizione ideologica tra tutela e valorizzazione e permette di investire nel settore della cultura e del turismo come fattore trainante della ripresa economica del paese”.

L’adeguamento ai numeri della spending review è divenuto l’opportunità per intervenire sull’organizzazione del Ministero e porre rimedio ad alcuni problemi che da decenni segnano l’amministrazione dei beni culturali e del turismo in Italia. Si tratta di disfunzioni e lacune riconosciute ed evidenziate molte volte e da più parti:
1) la assoluta mancanza di integrazione tra i due ambiti di intervento del Ministero, la cultura e il turismo;
2) la eccessiva moltiplicazione delle linee di comando e le numerose duplicazioni tra centro e periferia;
3) il congestionamento dell’amministrazione centrale, ingessata anche dai tagli operati negli ultimi anni;
4) la cronica carenza di autonomia dei musei italiani, che ne limita grandemente le potenzialità;
5) la scarsa attenzione del Ministero verso il contemporaneo e verso la promozione della creatività;
6) il ritardo del Ministero nelle politiche di innovazione e di formazione.
La riforma è stata costruita innanzitutto per risolvere questi sei “nodi” e può essere quindi descritta lungo sei linee di azione: 1) la piena integrazione tra cultura e turismo; 2) la semplificazione dell’amministrazione periferica; 3) l’ammodernamento della struttura centrale; 4) la valorizzazione dei musei italiani; 5) la valorizzazione delle arti contemporanee; 6) il rilancio delle politiche di innovazione e di formazione e valorizzazione del personale MIBACT.

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