I grandi storici dell’arte della terra si ritrovano a Roma di fronte al Papa

Intervista a Tiziano Panconi, rappresentante italiano di “International Conference for Culture, Art and Peace”
Tiziano Panconi sul sagrato di San P

Tiziano Panconi

The Art Spectator: A Roma, di fronte al Santo Padre, il 27 maggio, si è riunito il più importante consesso mondiale di storici dell’arte della storia, ognuno in rappresentanza di una nazione e di quattro continenti diversi.

Due i delegati per la Confederazione Russa che raccoglie 22 Repubbliche e altrettanti per gli Stati Uniti d’America con i suoi 51 stati.

Queste le eccezionali personalità della delegazione di “International Conference for Culture, Art and Peace”: Sergej Androsov, specialista in arte europea presso Il Museo dell’Hermitage di San Pietroburgo, Russia; John Azzopardi, specialista nella diffusione del culto paolino a Malta, direttore del Vignacourt Museum di Rabat, Malta; Mark Bell, specialista in investimenti d’arte, docente dell’Emory University Gouizueta Business School di Atlanta, USA; Oei Hong Djien, mecenate a sostegno dell’arte indonesina e patron dell’OHD Museum di Magelang, Indonesia; MarcoGrassi, specialista in conservazione di opere d’arte e consulente presso i più rinomati musei statunitensi come il Metropolitan di New York, USA; Sabine Haag, specialista in scultura del XV secolo XVII, direttore del Kunsthistorisches Museum di Vienna, Austria; Roman Kräussl, analista del mercato dell’arte internazionale, docente presso la School of Finance della University of Luxembourg, Lussemburgo; Anne Labourdette, specialista in storia delle collezioni museali e della loro tutela specialmente in caso di conflitti bellici, conservatrice del patrimonio nazionale Francese presso il Musée de la Chatreuse, Francia; Tiziano Panconi, specialista in pittura italiana del XIX secolo, direttore scientifico del Butterfly Institute Fine Art, Italia; Dimitrios Pandermalis, specialista in archeologia e arte antica, direttore dell’Akropolis Museum di Atene, Grecia; Antonio Filipe Pimentel, specialista in arte antica, direttore del Museo Nazionale di Arte Antica di Lisbona, Portogallo; Mikhail Borisoviĉ Piotrovskij, specialista in museologia e in arte antica orientale, direttore del Museo dell’Hermitage, San Pietroburgo, Russia; Ramin Salsali, mecenate in arte contemporanea e patron del Salsali Private Museum di Dubai, Emirati Arabi Uniti; John T. Spike, specialista in arte del Rinascimento e in arte contemporanea presso il Muscarelle Museum of Art di Williamsburg, USA; Timothy Standring, specialista in arte italiana del XVII secolo e nella pittura di Van Gogh, responsabile per le collezioni del Denver Art Museum, USA; Nina Torres, specialista in arte contemporanea del Sud America, Fondatrice e direttore esecutivo della Miami River Art Fair, USA; Juan Ignacio Vidarte, specialista in arte contemporanea, direttore del Guggenheim Museum di Bilbao, Spagna.  A rappresentare l’Italia Tiziano Panconi, ottocentista, 45 anni.

Tiziano Panconi e Dimitrios Pandermalis, direttore dell'Akopolis Museum di Atene

Tiziano Panconi e Dimitrios Pandermalis, direttore dell’Akropolis Museum di Atene

•Perché ottocentista?

-È una passione per così dire atavica, essendo cresciuto in un ambiente e in una casa di collezionisti e così fin da piccolo ho avuto la fortuna di poter vedere da vicino le opere degli artisti dell’800, amarle e riconoscerle.

•Quali artisti?

-Soprattutto i Macchiaioli, quindi Fattori, Signorini, Lega, Cabianca e poi Boldini.

•Perché Papa Francesco?

-Perché è la più alta entità morale del pianeta e in un’epoca connotata da tensioni e forti contrapposizioni ideologiche come la nostra è necessario un supplemento di impegno e aggiungerei di illuminazione per superare prima di tutto le barriere culturali.

•Allude all’Isis?

-Anche quel tipo di violenza è possibile grazie all’ignoranza, sopra la quale prolificano i più biechi indottrinamenti ideologici e religiosi di massa. Nessuna religione, ovviamente, prevede l’omicidio e il giustizialismo.

Quale è stato il messaggio del Papa?

-Come può immaginare quando si consegna un documento e specifico e eloquente come questo a un Papa non sono importanti le risposte immediate ma si raccoglie la testimonianza di una condivisione di principi. Questa partecipazione avviene attraverso una fitta progressione di relazioni diplomatiche e istituzionali, prima con la Prefettura Pontificia e poi attraverso l’incontro e il dialogo con il Pontefice che si è reso disponibile a essere depositario del Manifesto delle Nazioni.

•Quali sono gli argomenti trattati nel manifesto consegnato a Papa Francesco?

-Il “Manifesto delle Nazioni” è una esortazione ai governi e a tutti gli uomini e le donne di cultura del mondo, affinché i beni culturali siano assunti quale linguaggio universale per il dialogo fra i popoli.

•Cosa pensa del ministro dei beni culturali Franceschini?

-E’ arrivato al ministero in un momento difficile, nel quale la politica ha perso credibilità ed è quindi più debole ma ha compreso subito che il nemico è dentro casa, cioè la burocrazia, sulla quale purtroppo si regge tutto il sistema di governance dei beni culturali italiani. Sta attuando una importante riforma che, inevitabilmente con qualche insufficienza, segna una svolta fondamentale.

Tiziano Panconi al Quirinale

Tiziano Panconi nel corso della visita ufficiale al Quirinale

•Utilizza Twitter?

-No e nemmeno Facebook e non sono amante del telefonino sebbene lo usi molto. Sono un passionario della scrittura e comunico più facilmente via email.

•Qual è l’ultimo film che ha visto?

-The Avengers 2 con moglie e due figli piccoli.

•Bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno?

-Tutto pieno.

•Il problema principale dei beni culturali italiani?

-Sono moltissimi, uno per tutti la mancanza e il tipo di promozione. Si pensa al Louvre per la Gioconda, un solo quadro, nell’immaginario comune, è testimonial di una collezione di migliaia di capolavori dei più grandi artisti del passato.

Nessuna opera rappresenta allo stesso modo per esempio gli Uffizi o Capodimonte e questo, per la promozione dei musei, costituisce un fortissimo limite.

•Qual è l’opera che le piacerebbe promuovere?

-“La rotonda di Palmieri” di Giovanni Fattori, capostipite dei Macchiaioli, che potrebbe assurgere a icona della Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti di Firenze. E’ un dipinto di piccole dimensioni, del 1866, che costituisce il baluardo dell’avanguardia artistica universale di quell’epoca. Lo vada a vedere.

•Possiamo considerare Fattori il padre della pittura italiana dell’800?

-Intendiamoci, non voglio accendere l’ennesima polemica sul primato di capostipite della pittura italiana ma se, gioco forza, escludiamo il caso a parte dei divisionisti e gli artisti attivi a Parigi e quindi stilisticamente più legati alla Francia come Boldini, De Nittis e Zandomeneghi che quindi non rappresentano integralmente il linguaggio artistico italiano, Fattori si attesta quale figura simbolo di quel lessico espressivo – di tipo naturalista – autoctono e nazionale, poiché maggiormente diffuso, sul quale si innesta tutta l’arte italiana dell’epoca.

•Quali emozioni suscitano in lei le opere di Fattori?

-E’ uno dei pochi artisti che riesce sempre a sorprendermi per quella sua capacità di caratterizzare e rendere esteticamente preziosa ogni più piccola parte del dipinto, attraverso un disegno rigorosissimo eppure originale. Considero Fattori – così come su un versante estetico opposto Boldini – un genio dell’arte universale e osservando quelle schiene di buoi scarni incurvate dalla fatica o quei volti ruvidi di soldati intrisi di malinconia, vi si legge una capacità di analisi psicologica senza pari. Come in un mosaico, ogni frammento del racconto è, nei quadri di Fattori, strettamente funzionale all’altro, riuscendo a creare un insieme monumentale di magistrale coerenza estetica e potentissima forza espressiva.

•Ci segnali un’altra opera di Fattori.

Vi è una tela di grandi dimensioni, circa 45 x 80 cm, che essendo stato Fattori il pittore delle piccole “tavolette” ricavate dalle sue scatole di sigari, definirei un importantissimo e rarissimo fuori formato, rappresentante un artigliere a cavallo mentre, guardandosi attorno, incede nella campagna con passo lento, sguardo fermo e disincantato. Vicino a loro, ancora due cavalli bardati che scrutano l’orizzonte. L’ambientazione è quella delle terre brulle della Maremma e dei campi estivi di erba gialla bruciata dal Sole. In questo quadro, un capolavoro della maturità dell’artista (1907), si avverte un sentimento di solenne devozione alla madre terra, nella quale si ritrovano a vivere con semplicità quali protagonisti, l’uno a fianco all’altro con pari dignità, uomini e bestie. L’atmosfera è satura di calura estiva e nella calma placida della pianura, sovrastata dal cielo screziato e inquieto che corre basso e arioso verso l’orizzonte, aleggia una nota di drammaticità a alimentare la vitale credibilità degli interpreti.

•Qual è fra i suoi libri quello a cui è più affezionato?

-E’ il catalogo di una mostra. Boldini Mon Amour, questo il titolo che da una parte allude agli amori intensamente vissuti da questo gigante italiano della pittura e dall’altra al mio rapporto viscerale, sebbene postumo, con lui e con le sue opere. Inoltre rappresenta forse il momento esatto della raggiunta maturità, spero, di scrittore saggista. Ha la presentazione di Sandro Bondi che quando la scrisse era ministro dei beni culturali.

•Il libro che avrebbe voluto scrivere ma che non scriverà mai?

-Il catalogo generale di Fattori, perché ci sono altri studiosi come me impegnati da decenni su questo fronte ampio e complesso e dunque sovrapporsi sarebbe un inutile dispendio di energie. Continuo però a studiarne i suoi dipinti con grande passione.

-E quello che vorrebbe scrivere?

•Mi piacerebbe lavorare a fondo su Modigliani, allievo di Fattori e sulla cui opera, dopo la scomparsa di Ceroni, è stata fatta moltissima confusione. C’è invece un libro che ho già scritto e che sta per uscire in libreria, ovvero il Catalogo Generale ragionato delle opere dipinte da Telemaco Signorini.

•Come passa il suo tempo?

-Abito in Toscana, si fa per dire visto che lavoro per la casa d’aste Cambi di Milano-Londra, poi a Lugano per il Butterfly Institute Fine Art, poi svolgo consulenze recandomi spesso all’estero, poi ci sono lo studio, i libri, i convegni, il mercato e così il tempo è davvero poco e quello che rimane è dedicato alla famiglia.

•Come è stato il suo incontro con il Papa?

-Emozionante e sorprendente. Nel senso che mi sono trovato dinanzi a un uomo straordinario che a differenza di tutti gli altri che ho conosciuto, parla in modo diretto, senza alcun filtro e senza timori. Mi ha preso alla sprovvista con domande dirette che per questo arrivano all’anima, attendendo risposte altrettanto spontanee e sincere e non ero preparato ad affrontare un dialogo così limpido e profondo. Non lo dimenticherò.

•Come immagina il suo futuro?

-Proiettato in una dimensione sempre più internazionale, perché essendo la mia professione molto legata al mercato dell’arte è necessario presenziare sulle piazze maggiori come New York e Londra che è ormai la capitale mondiale del mercato dell’arte.

Mi sono stati anche offerti alcuni incarichi quale curatore di grandi mostre culturali italiane che mi impegnerebbero almeno per i prossimi cinque anni, dunque nei mesi a venire dovrò operare scelte professionalmente importanti.

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