LA NUOVA METAMORFOSI DI DAMIEN HIRST

 

Damien Hirst in front of his work I Am Become Death, Shatterer of Worlds

The Art Spectator: ogni spazio espositivo ha un’anima che lo contraddistingue per le scelte artistiche, per lo stile degli allestimenti e si fa conoscere attraverso gli artisti supportati. Non succede spesso che, nel momento dell’apertura di un nuovo spazio, a richiamare l’attenzione del pubblico non sia tanto il nome del pur celebre artista esposto – in questo caso il britannico John Hoyland – ma piuttosto la mente ed il corpo dietro al progetto; Damien Hirst, uno degli artisti viventi più famosi e quotati non solo nel suo paese natale, il Regno Unito, ma in tutto il mondo.

Ed è proprio a Londra, che Hirst ha deciso di mettersi alla prova come promotore di arte contemporanea emergente, inaugurando la Newport Street Gallery nel quartiere di Lambeth, a sud del Tamigi ed in linea d’aria proprio sulla direttrice che conduce alla Tate Modern.

Alla Newport Street Gallery il pubblico avrà l’occasione di ammirare sia mostre temporanee sia una grandiosa permanente, la Murderme Collection, espressione del genio imprenditoriale ed artistico di Hirst tanto quanto lo sono le sue stesse opere. Si tratta infatti di una collezione che egli ha costituito in circa 25 anni, scambiando le sue opere con quelle di artisti che facevano parte con lui del gruppo dei Young British Artists.

Frutto di questo lungimirante baratto sono oltre tremila pezzi firmati: Bacon, Banksy, Tracey Emin, Richard Hamilton, Sarah Lucas, senza contare le opere acquisite da Hirst, realizzate da giovani emergenti come da grandi maestri del calibro di Picasso e Jeff Koons. Alla collezione si aggiunge una raccolta di oggetti cari all’artista, quali modelli di anatomia, animali imbalsamati, manufatti indigeni e altre mirabilia, fonte di ispirazione irrinunciabile per le proprie opere passate e ancora per quelle future.

Anche la Newport Street Gallery è una sua opera: si suddivide in cinque edifici progettati dagli architetti Caruso St John dei quali, tre di età vittoriana, sono stati restaurati ed adattati per poter ospitare grandi installazioni; gli altri due efici costruiti ex novo, sono completamente indediti.

Ad inaugurare questi ampi spazi è la mostra John Hoyland: Power Stations (Paintings 1964–1982), una grande retrospettiva dedicata ad uno dei principali pittori inglesi della sua generazione, conosciuto soprattutto per la pittura astratta. Nato nel 1934, a cominciare dagli anni Sessanta Hoyland iniziò ad imporre sulla scena artistica nazionale ed internazionale il suo utilizzo istintivo ma calibrato di colore, spazio e forma.

Una celebre affermazione di Hoyland spiega che secondo l’artista“I dipinti devono essere percepiti, sentiti… non devono essere spiegati, non devono essere capiti, dobbiamo riconoscerci in loro”.

Una prima mostra che ha un forte sapore programmatico e che sembra riassumete tutto il pensiero che ha spinto l’artista vivente più quotato al mondo a procedere nella sua strabiliante metamorfosi in gallerista.

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