Arte e magia in mostra a Rovigo

The Art Spectator: Nelle sue Notti Attiche, lo scrittore romano Aulo Gellio, vissuto nel primo secolo dell’era comune, riportava che tutti i giovani desiderosi d’avvicinarsi agl’insegnamenti di Pitagoraerano tenuti a osservare almeno due anni di silenzio: i discepoli che il grande filosofo accettava nella sua scuola, assicura Aulo Gellio, dovevano ascoltare le parole del maestro, e non potevano fare domande se avevano capito poco, né tanto meno commentare. Solo dopo aver appreso tutti gli argomenti, anche i più difficili, era loro concesso d’esprimersi, di pronunciare qualche parola, di chiedere. Quel silenzio che Pitagora imponeva avrebbe poi attraversato i secoli, assurgendo a simbolo di meditazione, di passaggio primario per essere iniziati a una dottrina, a un culto o a una filosofia, oltre che della fatica necessaria per apprendere. “In antico”, ha scritto D’Annunzio nel suo Libro segreto, “religioni e filosofie non vissero se non di silenzio: conobbero e osservarono la necessità del silenzio. Quelle che a tal necessità si sottrassero, quelle furono sempre mal comprese difformate profanate avvilite”. C’è il silenzio dell’anacoreta cristiano, che si mette a tacere per accogliere al meglio il suo dio, e per certi ordini monastici il silenzio fa parte della regolacui obbedire. C’è il silenzio della massoneria, più simile a quello pitagorico, cui sono obbligati gli apprendisti che intendono accedere al grado successivo della gerarchia massonica. C’è il silenzio che pratiche filosofiche o ascetiche richiedono al fine d’estraniarsi dal brusio del mondo esterno e dar voce solo a ciò che viene dal profondo dell’inconscio. C’è il silenzio della poesia.

Il silenzio è dunque allo stesso tempo un dono, un modo per preservare la purezza (o per non rivelare segreti), un mezzo per sondare se stessi o per provare a inoltrarsi in una dimensione altra. Ma il silenzio è anche un primo passaggio, una condizione di partenza: ed è per tal ragione che una mostra come Arte e magia(a Rovigo, Palazzo Roverella) non può che cominciare dall’invito al silenzioper calare il pubblico entro i meandri dell’occultismo e dell’esoterismo. Un invito che prende le forme d’una scultura di Jean Dampt(Venarey-les-Laumes, 1854 – Digione, 1945) e Alexandre Bigot(Mer, 1862 – Parigi, 1927), intitolata Le Silence: un volto emaciato, quasi sofferente, che rivolge all’osservatore il cosiddetto gesto arpocratico(o signum harpocraticum), quello che si fa portando l’indice verso la bocca chiusa e al quale il grande André Chastelha dedicato alcune pagine del suo fondamentale Il gesto nell’arte. Un gesto che può assumere, scriveva Chastel, un valore semantico passivo (“io mi taccio”) o attivo (“tacete”), e che per tal ragione diviene passibile di molte letture (una caratteristica che lo rende ancor più ammaliante): se nei templi del dio egizio Arpocrate il gesto dell’indice mosso a serrare la bocca aveva la funzione d’esortare gli adepti a non diffondere le sue rivelazioni, nella scultura dall’aspetto funereo di Dampt e Bigot, ideata per decorare un letto e quindi associata alla nottee alle sue inquietudini, il silenzio diviene sinonimo di mistero, e guardando quella figura che c’invita a tacere con quel fare così imperioso, s’è quasi portati a seguirla tra i segreti della notte.

E un invito al silenzio è anche quello che il visitatore accoglie nell’incontrare il Silenziodi Giorgio Kienerk(Firenze, 1869 – Fauglia, 1948), pannello centrale del trittico L’enigma umano: è una straordinaria vanitasche unisce i due pannelli laterali col piacere e il dolore (peccato non siano a Rovigo, benché filologicamente la scelta di separare le tre tavole non sia errata, dacché il Silenzionacque più di dieci anni prima degli altri due e pertanto fu inizialmente esposto da solo, e addirittura Il Piacererimase nello studio di Kienerk), congiungendo i motivi del secondo (il teschio, l’atmosfera cupa) con quelli del primo (la procace sensualità della modella) e rimandandoci alla dimensione eroticadel silenzio, che trova corrispondenza, per esempio, in un passaggio di À coeur perdudi Joséphin Péladan (“Silence des lèvres, sans paroles et sans baisers, silence des mains sans caresses, silence des nerfs détendus, silence de la peau desélectrisée et froide; et tout ce silence glaçant une vierge enflammée par la douleur de l’amplexion et qui attend le plaisir enfin”: “silenzio delle labbra, senza parole e senza baci, silenzio delle mani senza carezze, silenzio dei nervi distesi, silenzio della pelle priva d’elettricità e fredda; e tutto questo silenzio che ghiaccia una vergine infiammata dal dolore dell’amplesso e che attende infine il piacere”). Una volta accolto l’invito, si può compiere l’iniziazione: a renderla manifesta è L’initiationdi Charles Sellier(Nancy, 1830 – 1882), che dipinge una figura condotta verso la luce da due angeli che stanno ai suoi fianchi e la guidano.

Questo è molto altro in mostra a Rovigo, al Palazzo della Roverella, sino al 27 gennaio

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