A Palazzo Ducale di Genova il successo dei Capolavori del Detroit Institute of Arts

The Art Spectator: Nel 1880, uno dei fondatori del Metropolitan Museum spronava i suoi connazionali americani a “convertire la carne di maiale in porcellane, il grano e i derivati in ceramiche preziose, le pietre grezze in sculture in marmo, le partecipazioni alle linee ferroviarie e i proventi dell’industria estrattiva nelle gloriose tele dei maestri più importanti del mondo”.
Nasce la straordinaria avventura culturale e imprenditoriale del collezionismo statunitense: un inimitabile scambio tra pubblico e privato, uno scenario del tutto nuovo per il mercato dell’arte internazionale, che porta alla creazione e al rapido sviluppo di grandi musei, considerati strategici per la crescita culturale dell’interna nazione.

Con tipico spirito americano, nel giro di pochi decenni, a cavallo del Novecento, si assiste a una vera e propria competizione per la formazione delle raccolte più complete, per l’acquisizione di opere-chiave, per la scoperta e la valorizzazione di artisti antichi e moderni. La scintillante Parigi della Belle Époque è il punto di riferimento principale, ma i collezionisti, i galleristi, gli antiquari, le case d’aste, i direttori dei musei americani sono impegnati in una continua corsa sostenuta non solo da ingenti risorse economiche, ma anche da un gusto aperto, libero da pregiudizi. E’ noto, ad esempio, che pittori come gli impressionisti o lo stesso Matisse sono stati apprezzati e acquistati prima da collezionisti americani (e russi), e solo in seguito apprezzati anche in Europa!

Detroit è una delle capitali economiche degli Stati Uniti, storico centro dell’industria automobilistica, tanto da essere soprannominata “Motor City”: il Detroit Institute of Arts, fondato nel 1885 e più volte ampliato e rinnovato nel corso dei suoi 130 anni di storia, è da sempre l’epicentro della gloria cittadina, in particolare quando, negli anni del boom economico, le fabbriche cittadine rappresentavano la locomotiva dell’industria americana. Già nei primi decenni del ‘900 il museo di Detroit era considerato l’avamposto e la principale via di accesso delle avanguardie europee negli Stati Uniti.
Oltre a poter contare sulle solide basi del mecenatismo degli industriali, il museo ha potuto contare su una risorsa che lo contraddistingue rispetto ai musei sorti in altre città degli Stati Uniti. Per oltre vent’anni (1924-1945), il Detroit Institute of Arts è stato diretto dallo storico dell’arte tedesco William Valentiner. Grazie a lui, il museo si è aperto a nuovi orizzonti: il gusto e l’esperienza di Valentiner porta a Detroit i primi Van Gogh e Matisse esposti nei musei americani, e la competenza specifica sull’espressionismo tedesco, perfino l’amicizia personale con alcuni artisti, consente scelte di altissimo livello anche in questo campo. Sotto la direzione di Valentiner, il museo ha radicalmente rinnovato la propria sede, e, nel 1937, è stato anche decorato in modo superbo da un ciclo di dipinti murali di Diego Rivera. Un’altra figura di straordinaria importanza è quella di Robert H. Tannahill, che ha lasciato numerose opere d’arte (metà dei dipinti esposti in mostra appartengono alla sua donazione) e un ingente fondo per il costante accrescimento delle collezioni. Grazie alla convergenza tra il mecenatismo dei privati, fra cui va ricordata anche la famiglia Ford, e la lungimirante direzione, il Detroit Insitute of Arts è dunque saldamente collocato tra i massimi musei degli Stati Uniti.

Le opere che saranno a lungo esposte nello splendido Appartamento del Doge ripercorrono il tragitto all’inverso che da Detroit porta al Vecchio Continente. La ricchezza della collezione di arte europea tra XIXX e XX secolo è data dalla sua completezza e dalla molteplicità dei linguaggi: un dialogo che coinvolge Van Gogh, Matisse, Monet, Modigliani, Degas, Monet, Manet, Courbet, Otto Dix, Degas, Picasso, Gauguin, Kandinsky, Cézanne, Renoir. Per la presenza di tutti i protagonisti, e per l’importanza delle opere, è possibile tracciare l’intera vicenda dell’arte europea dall’impressionismo alle avanguardie.

Il percorso della mostra è costantemente accompagnato da supporti didattici che inseriscono dipinti, artisti e movimenti nella dinamica storica di cinquanta anni densi di capolavori, organizzati secondo un criterio cronologico.
Si comincia con la grande sala in cui si racconta la nascita del movimento, dell’idea che ha cambiato per sempre la storia della pittura: l’impressionismo.
La volontà di aprirsi alla luce libera della natura è una conquista che passa attraverso il realismo intenso di Courbet (Bagnante addormentata presso un ruscello) e le opere piacevolmente narrative di pittori “alla moda” come Gervex e Carolus-Durand, per approdare alla gloria del colore di un capolavoro di Monet, i radiosi Gladioli databili intorno al 1876. Altrettanto significativo è il luminoso Sentiero di Camille Pissarro, che costituisce un autonomo, libero sviluppo dell’impressionismo, riflesso in un ampio paesaggio di campagna. Significativa è la presenza di tre opere affascinanti di Renoir, a cominciare dalla Donna in poltrona che coincide con la prima mostra dell’Impressionismo (1874), per giungere a due opere della tarda maturità, ormai dopo la svolta dell’anno 1900.

Uno spazio autonomo, quasi una vera “mostra nella mostra”, è dedicato alla figura di Edgar Degas, di cui sono presenti cinque tele, in cui sono sviluppati tutti i temi fondamentali del grande pittore parigino: il ritratto, i cavalli, le inconfondibili ballerine. In ciascuna di queste tele si riconosce la grande perspicacia del disegno, con cui Degas fissa espressioni, gesti, sentimenti, con un percorso che è parallelo a quello degli impressionisti, ma anche di una grande, nobile autonomia.
Segue, subito dopo, un altro spazio monografico, quello che raccoglie quattro straordinari dipinti di Paul Cézanne. Anche in questo caso, le collezioni del museo di Detroit comprendono tutti i campi di ricerca del pittore: la figura umana, il paesaggio provenzale nei dintorni di Aix (con una delle ultime versioni della prediletta Montagna Sainte Victoire), la natura morta, le Bagnanti nel bosco. All’opposto di Van Gogh, Cézanne non si lascia travolgere dai sentimenti, ma ritorna più volte sugli stessi soggetti, indagandone con pazienza la forma, e combinando il colore luminoso degli impressionisti con una rigorosa logica geometrica ben radicata nella tradizione.

La sala più grande della mostra affronta uno dei temi più delicati e significativo dell’arte di fine Ottocento: il superamento dell’impressionismo, e l’aprirsi di nuovi orizzonti. La figura-chiave è quella di Vincent Van Gogh, che trasferendosi in Francia “scopre” la luce, e rispecchia una vicenda umana esaltante ma terribilmente sofferta in pennellate cariche di materia e di espressione. La Riva della Oise ad Auvers, del 1890, è un capolavoro che si impone per la esplosiva carica del colore, ma anche per le dimensioni significative. Indimenticabile è poi l’Autoritratto con il cappello di paglia (1887), un’esplosione di colore e di emozione, ma anche un primato assoluto: questa è la prima opera di Van Gogh esposta in un museo degli Stati Uniti. Immediato e molto intenso è il confronto con l’Autoritratto di Paul Gauguin (1893), meditabondo e un po’ sornione.
Alle dinamiche del postimpressionismo partecipano Pierre Bonnard, con l’incantevole Donna con un cane, e l’originalissimo Odilon Redon, la cui Evocazione di farfalle è uno dei dipinti più suggestivi e sorprendenti di tutta la mostra.

All’aprirsi del Novecento, Parigi si conferma il centro delle arti e della cultura. I pittori internazionali convergono sulle due leggere alture di Montmartre e di Montparnasse, alle estremità opposte rispetto al centro della Ville Lumiére. Prendono corpo gruppi e avanguardie, ma nel suo insieme si parla di una École de Paris, la “scuola parigina”. Uno dei massimi protagonisti è Henri Matisse, qui presente con tre opere memorabili, fra cui l’indimenticabile Finestra (1916), in cui un classico interno borghese viene scomposto in una serie di forme, tra la penombra e la piena luce. Appassionante è il dialogo con i tre ritratti (uno femminile e due maschili) di Amedeo Modigliani, il raffinato livornese, maestro indiscusso della linea, capace di evocare sentimenti segreti, con una intensità struggente. Le tele dei francesi Dufy e Rouault e del bielorusso Soutine confermano la spiccata internazionalità del contesto artistico parigino nei primi due decenni del XX secolo.

Il gruppo di capolavori delle avanguardie tedesche presenti a Detroit è senza paragoni nei musei nordamericani. Questa parte della mostra è quasi fisicamente dominata dall’Autoritratto di un ancora giovanissimo Otto Dix (1912), impressionante per la fermezza grafica e l’espressione decisa. Accanto ad artisti di spiccata autonomia, come Nolde (Girasoli) e Kokoshka (davvero spettacolari le due vedute di Dresda e di Gerusalemme), troviamo i protagonisti delle diverse tendenze in cui si articola il movimento espressionista in Germania. Il “Ponte”, con gli elettrizzanti Paesaggi di Kirchner e di Schmidt Rottluff, e le figure inquiete di Heckel e Pechstein; la “Nuova oggettività” di Beckmann; e infine la svolta geniale verso l’astrattismo, carico di colore e di emozione, impressa da Kandinsky, con il precoce Studio per quadro con forma bianca, del 1913.

La sala monografica dedicata a Pablo Picasso presenta sei tele, in un percorso che attraversa in pratica l’intera vicenda dell’arte del Novecento, dalla giovanile Testa di Arlecchino (1905) fino alla magmatica Donna seduta, dipinta nel 1960, quando Picasso era ormai alle soglie degli ottant’anni. Da un capolavoro all’altro, si seguono le svolte, gli scatti geniali, il continuo dinamismo mentale del grande pittore spagnolo. Si parte dal periodo blu, ancora legato alle lezioni accademiche, e con il Ritratto di Manuel Pallarés (1909) ci si ritrova sulle soglie della scomposizione cubista, una indagine sulle forme che si ispira chiaramente a Cézanne; la natura morta intitolata La bottiglia di Anìs del Mono (1915) è una evoluzione di questa ricerca, con gli oggetti disposti liberamente nello spazio, riconducibili alle sagome e alle materie essenziali. Sorprendente è il passaggio successivo, il “classicismo” dei primi anni Venti, conseguenza di un viaggio in Italia: il grande ritratto di Donna seduta in poltrona ne è un esempio di formidabile intensità e importanza. La ragazza che legge (1938) ci porta poi nel clima stilistico di Guernica (dipinta l’anno prima), con l’espressiva deformazione di visi e mani, pur senza perdere la forza intima del personaggio.

NEL 2016 L’ESPOSIZIONE DE LA TRIENNALE DI MILANO NEGLI SPAZI DI EXPO. UN FUTURO PER LA RICERCA SCIENTIFICA E L’ AVANGUARDIA

The Art Spectator: Atenei, centri di ricerca, imprese ecco a cosa sarà destinata l’area expo. A quattro mesi dalla chiusur del grande evento mondiale sono chiamate al banco di prova le eccellenze italiane della ricerca.

L’idea, raccontata negli scorsi giorni durante la conferenza stampa ufficiale, è di costruire un campus con un polo universitario e della ricerca avanzata e dell’informatica che prenda il posto delle palazzine delle facoltà di Fisica, Veterinaria, Agraria, Chimica, Scienze e Informatica a Città studi. Un trasloco di 18mila persone tra studenti e professori che a Rho-Pero troverebbero impianti sportivi, auditorium e residenze su una superficie complessiva di 200mila metri quadrati. Un intervento trova d’accordo anche il presidente di Assolombarda Gianfelice Rocca che della Mobility Conference ha chiesto a Comune e Regione di «accelerare i tempi», rilanciando la proposta di realizzare a fianco della cittadella universitaria una Silicon valley per favorire la piccola e media impresa.

L’entusiasmo del governo e delle amministrazioni regionale e cittadina per questa nuova destinazione d’usoè stato accompagnato da toni entusiasti : «Milano ha la responsabilità morale di cambiare l’Italia» e ci si sbilancia parecchio annunciando che «i soldi sono pronti, ci sono le autorizzazioni, il progetto ha i talenti e le energie migliori».

E’ già dal 2016 gli spazi di Expo torneranno a vivere di design e avanguardia artistica grazie a La Triennale di Milano che da aprile celebrerà, proprio in due ex padiglioni di Expo, un grande ritorno milanese dopo vent’anni d’attesa: dal 2 aprile al 12 settembre 2016, l‘Esposizione Internazionale della Triennale di Milano. La manifestazione, nata a Monza nel 1923 e trasferita a Milano nel 1933, porterà in città per sei mesi un fitto programma di eventi legati all’arte (ma non solo) tra cui oltre 20 mostre, festival e convegni, talk che vedono come scenari numerose location cittadine. Il tema su cui si indaga sotto molteplici aspetti è ampio e ad ampia possibilità di interpretazione: Design after design.

UN RUBENS SOTTO L’ALBERO DEI MILANESI

palazzo-marinoThe Art Spectator: Un Natale glorioso, pieno di forza e di colore, un Natale rubensiano. Ecco il regalo che quest’anno il Comune, in collaborazione con Intesa Sanpaolo, farà ai milanesi: un’enorme “Adorazione dei pastori” firmata Pieter Paul Rubens (nato a Siegen, in Westfalia, nel 1577 e morto nella “sua” Anversa nel 1640). La tela arriverà a Palazzo Marino il 3 dicembre e sarà visitabile, gratuitamente, fino al 10 gennaio. Si tratta del solito appuntamento natalizio inaugurato nel 2008 e diventato ormai una tradizione: negli ultimi sette anni dalla Sala Alessi sono passate opere di Caravaggio, Raffaello, Canova e Francois Gérard, Tiziano, Leonardo, Georges de La Tour, capolavori prestati da istituzioni come il Louvre, il Museo delle Belle Arti di Budapest e i Musei Vaticani. Quest’anno lo scambio, perché di questo si tratterà, sarà con una meno internazionale ma comunque preziosa Pinacoteca Civica marchigiana, quella di Fermo (dove l’estate prossima verrà esposta un’opera prestata dalle collezioni milanesi). Oggi è conservata qui la grandiosa tela che Rubens realizzò per la Chiesa di San Filippo Neri, sempre a Fermo, nel 1608. Commissionata dal Padre superiore degli oratoriani della città e pagata duecento scudi, l’opera prese vita in pochissimi mesi, da una fitta corrispondenza dell’epoca si sa che l’artista cominciò a lavorare il 1* aprile e finì all’inizio di giugno. Una velocità di esecuzione non nuova per il maestro (Rubens amava lavorare in tempi stretti, quasi travolto dall’ispirazione e dalla passione), ma in questo caso particolarmente felice: l’immediatezza della scena, la sua forza narrativa, la coerenza sono sicuramente frutto di un lavoro nato d’istinto, fatto di poche correzioni e nessun ripensamento. La struttura del dipinto ricorda un’Adorazione di Correggio, ma solo nell’impianto stilistico (la posizione delle figure, la gloria degli angeli), perché il resto, il movimento, lo stupore, la fisicità dei personaggi, è tutto rubensiano. Un mix perfetto di rigore classico, ispirazione rinascimentale e impeto barocco: ecco allora il giovane pastore vestito di rosso che diventa un eroe omerico, fiero nella postura, perfetto nella muscolatura; la Madonna, carnosa e marmorea, con il volto da Niobe; e gli angeli, incombenti, quasi in picchiata sul Bambino, unica fonte di luce di tutto il dipinto. Una scena che si porta dietro le lezioni di Caravaggio, Tintoretto, Tiziano, artisti che Rubens imparò a conoscere nel suo soggiorno italiano, e che sarà fonte d’ispirazione per i fiamminghi e il barocco, il loro e il nostro.

  • Palazzo Marino

    Piazza della Scala 2, Milano
    dal 03/12/2015 al 10/01/2016
    di Lunedì, Martedì, Mercoledì, Venerdì, Sabato, Domenica dalle 9:30 alle 20:00

  • dal 03/12/2015 al 10/01/2016
    di Giovedì dalle 9:30 alle 22:30

ARTE TUTTA DA COLLEZIONARE A TEFAF 2015

The Art Spectator: Maastricht, è la fiera leader al mondo, nota per il suo impegno nell’eccellenza, per l’esperienza e l’eleganza. Questo si riflette nella varietà e nella qualità delle opere d’arte, assai rare, che vengono proposte per la vendita, e si tiene al MECC (Maastricht Exhibition & Conference Centre) dal 13 al 22 marzo 2015.

Quest’anno la Fiera intraprende una nuova iniziativa nella forma di una mostra affidata ad un curatore ospite. Night Fishing – Hands On, curata da Sidney Picasso e Hidde van Seggelen, propone una mostra di sculture contemporanee e post-moderne pensata per completare la sezione Modern di TEFAF con artisti come Georg Baselitz, Tony Cragg e Richard Deacon.

TEFAF ha da sempre grande notorietà per la qualità dei dipinti in mostra e per le proposte in vendita che spaziano dagli Old Masters fino agli Impressionisti e al Dopo Guerra.

La Galleria Moretti di Firenze, Londra e New York esporrà una Madonna con bambino e cardellino della bottega di Alessandro Filipepi, detto Sandro Botticelli. Originariamente attribuito allo stesso Botticelli si riteneva fosse stato realizzato nel 1480. Nel 1930 questo giudizio è poi cambiato e ora si ritiene sia stato compiuto da un pittore attivo nella bottega di Botticelli all’inizio del XVI secolo. E’ stato esposto al Metropolitan Museum of Art di New York.

Rimanendo nel XX secolo, Thomas Gibson Fine Art di Londra porterà Laurette con scialle verde di Henri Matisse ( 1869-1954) che proviene direttamente dalla proprietà dell’artista. La sua capacità di creare un linguaggio espressivo formato di colore e disegno e sviluppatosi in un corpus di lavori che spaziano su oltre mezzo secolo, gli valse il riconoscimento di figura principale dell’arte moderna.

La sezione Paper di TEFAF è stata inaugurata cinque anni fa ed è diventata famosa per la forza delle sue proposte. Nello stand di Crouch Rare Books saranno esposti i dodici volumi del Grande Atlante che è stato nel 1663 il più grande atlante mai realizzato da Johannes Blaeu. L’atlante è spesso servito da dono ufficiale della Repubblica olandese a principi e altre autorità. E’ uno dei più sontuosi e quotati libri illustrati del XVII secolo.

TEFAF è molto apprezzata per l’ampia proposta di opere che raccolgono sotto lo stesso tetto 7.000 anni di storia dell’arte. Partendo proprio dall’inizio di questa proposta storica, la Fiera espone l’arte antica della migliore qualità con provenienze impeccabili. Charles Ede di Londra, porterà quello che può forse essere considerato il più antico ritratto presente in Fiera: uno splendido ritratto egiziano di una giovane donna dell’inizio del II secolo d. C. Originario della zona di er-Rubaiyat nel Fayum, a sud del Cairo, è stato ritrovato alla fine del XIX secolo e ha fatto parte della famosa collezione di Theodor Graf (1840-1903), venne in seguito acquistato alla fine degli anni venti del Novecento dalla collezionista viennese Heintschel-Heinegg.

La fotografia amplia ulteriormente la proposta delle discipline presenti in Fiera e Hans P. Kraus, Jr Fine photographs di New York, porterà uno Studio per la Cenci, una stampa ad albumina di Julia Margaret Cameron realizzata nel 1868. Questo studio ritrae Kate Keown che guarda nel vuoto con occhi ardenti, avvolta in un copricapo a righe nel ruolo di Beatrice Cenci che accetta il suo destino. La storia di questa tragica eroina della Roma del XVI secolo era molto nota all’epoca.

In Fiera si possono trovare alcuni dei mobili più rari di ogni epoca: dalla commode Luigi XV del maestro Adrien Delorme in palissandro, amaranto, legno dipinto, bronzo dorato e marmo Sarrancolin che proviene dalla Dinastia Rothschild in mostra allo stand della Galleria Aveline di Parigi, ad uno dei mobili più iconici e “sensuali” del XX secolo: il sofà-labbra di Mae West disegnato da Salvador Dalì che si troverà nello stand della galleria Patrick Derom di Bruxelles. Concepito nel 1936, il sofà- labbra si lega ai dipinti e ai disegni di Dalì che furono ispirati dall’attrice di Hollywood Mae West. Il viso di Mae West ad esempio ritrae i suoi lineamenti come oggetti in una camera surrealista, con i suoi occhi come quadri, il suo naso come un caminetto e le sue labbra come un divano di cui furono realizzate solo cinque copie.

 

I CAPOLAVORI ITALIANI IN EXPO

The Art Spectator: Ecco la lista delle (78) opere d’arte provenienti dai musei fiorentini – con in testa la Galleria degli Uffizi – che andranno in mostra nelle sedi espositive a Milano, Monza e Verona e che contribuiranno all’eccezionalità del programma dell’Esposizione Universale. Da Botticelli ad Antonello da Messina, da Giotto a Paolo Uccello, Tiziano, Pontormo, Bronzino … >
In più riprese, a otto musei del Polo Fiorentino sono state richieste in prestito 78 opere in totale tra pitture, sculture, disegni, miniature in pergamena, oggetti d’arte orafa, maioliche e arazzi.
La certezza dei prestiti si potrà avere solo a conclusione dell’iter procedurale che si conclude con l’autorizzazione da parte della Direzione ministeriale competente. Fino a questo momento si sono completate le pratiche per il prestito di 56 opere su 78.
A fare la parte del leone sarà la Galleria degli Uffizi a cui sono state richieste ben 28 opere tra cui due dipinti di Botticelli (La Fortezza e Pallade e il Centauro), due di Antonello da Messina (Madonna col Bambino e San Giovanni Evangelista), il Polittico di Badia di Giotto, l’Adorazione dei Magi di Ghirlandaio, il Compianto sul Cristo morto di Giovanni Bellini, l’Eva di Cranach il Vecchio e il Bacco sul barile di Pieter Paul Rubens. Da segnalare che, per l’occasione, temporaneamente tornerà dal Giappone anche la Tavola Doria, il dipinto raffigurante la “Battaglia di Anghiari” che era in mostra in Galleria fino al giugno scorso.


Molto nutrita anche la lista delle opere che che dovrebbero lasciare temporaneamente il Gabinetto Disegni e stampa degli Uffizi. Su 16 disegni , en quattro saranno di Leonardo da Vinci (tra cui uno Studio prospettico per l’Adorazione dei Magi e il famoso Paesaggio 8P), uno di Paolo Uccello, uno di Verrocchio, due, più recenti, di Giorgio Morandi e uno di Plinio Nomellini. Dello stesso autore livornese è stata chiesta una pittura della Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti, mentre dal Museo Nazionale del Bargello si dovrebbe spostare a Palazzo reale di Milano, tra le altre opere, anche il Busto di gentildonna (Dama col mazzolino) di Verrocchio.
E se dalla Galleria Palatina potrebbero approdare all’Expo un Tiziano (Ritratto di Ippolito de’ Medici) e un Guido Reni (Bacco fanciullo), per la mostra “Giotto e l’Italia” oltre al suddetto Polittico degli Uffizi, sono state chiesti la Testa di pastore proveniente dalla Galleria dell’Accademia e tre opere di Giotto e bottega dalla Limonaia di Villa Corsini.
E finalmente dieci (dei 20) arazzi con le Storie di Giuseppe Ebreo (di Pontormo, Bronzino e Salviati) ora esposti alla mostra del Quirinale, dal 29 aprile saranno visibili a Palazzo Reale di Milano, sempre per l’Expo.

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IL CASO BOLDINI: LE GRANDI MOSTRE 2015 DEL “PEINTRE ITALIEN” FAMOSO NEL MONDO

4The Art Spectator: E’ ancora il caso Boldini a tenere viva l’attenzione degli appassionati sulla pittura italiana dell’800, attraverso le due mostre in corso dedicate al grande maestro ferrarese parigino d’adozione.
La prima si è aperta il 1 febbraio a Forlì al Museo di San Domenico e andrà avanti fino al 14 giugno e la seconda invece al Castello Estense di Ferrara, dove sono esposte opere di Boldini e De Pisis, appartenenti ai musei di Palazzo Massari, chiuso per lavori di restauro e di messa in sicurezza dopo il terremoto del 2012.
Questa seconda esposizione dal titolo “L’arte per l’arte”, intende riconsegnare al pubblico un patrimonio rimasto a lungo nascosto.
Boldini, considerato un genio dell’arte universale, era alto soltanto un metro e cinquantaquattro centimetri ma nonostante ciò sedusse alcune delle donne più belle della Parigi di fin du siecle, che naturalmente ritrasse nei suoi quadri mirabolanti.
Anche il ministero per i beni culturali, cui compete la tutela e promozione del patrimonio artistico nazionale è impegnato, attraverso i patrocini e un vasto programma di attività propagandistiche legate a Expo 2015, nell’opera di valorizzazione delle eccellenze italiane come Boldini che rappresentano l’italianità nelle sue accezioni più alte. Nell’immagine il ministro dei beni culturali Dario Franceschini di fronte a un quadro di Boldini e insieme allo storico dell’arte Tiziano Panconi, massimo esperto dell’artista che ha annunciato un ulteriore evento dedicato a Boldini che si terrà a Londra nel prossimo autunno.
La bellezza, soprattutto quella femminile – scrive Panconi in uno dei suoi libri più famosi: “Boldini mon amour” – è stato l’effettivo terreno d’azione su cui Boldini effettuò una vasta ricognizione estetica e una profonda indagine psicologica. Su queste basi, seppe coniare un modello di grazia idealizzato del tutto rispondente all’avvenenza aristocratica ed emancipata e ai tratti fisionomici di Berthè, la sua prima modella e amante francese. Ne sono un esempio, le tele che raffigurano Madame Ferguson, Madame Lanthème, la Contessa de Rasty, e altre ancora. Molti i dipinti e le foto edite e inedite raccolte nell’archivio dello studioso italo svizzero che saranno esposte a Londra; molte della moglie Emilia Cardona, e insieme i biglietti da visita lasciati in vita sia a Giovanni Boldini, sia al terzo marito di Emilia, lo scultore Francesco La Monaca – all’epoca anch’esso domiciliato a Parigi – e rinvenuti nell’abitazione di Pistoia dal nipote della vedova Boldini.

Tiziano Panconi e il Ministro Dario Franceschini

Tiziano Panconi e il Ministro Dario Franceschini

 

Proprio a Panconi si deve fra l’altro il ritrovamento di alcune importanti testimonianze epistolari e fotografiche che hanno permesso di ricostruire alcuni passi fondamentali delle vicende umane e affettive che segnarono la controversa convivenza fra l’insigne ma ormai anziano maestro italo francese e la giovane letterata piemontese che coltivava una relazione sentimentale parallela. Emilia Cardona Boldini, infatti, negli ultimi anni di vita del primo marito, appunto il già famosissimo e vecchio Boldini, che era ormai cieco, rimase incinta dello scultore La Monaca, dando segretamente alla luce una bambina, poi affidata in adozione attraverso il comune di Parigi.

I numerosi disegni a matita dedicati a Milly, come lui chiamava affettuosamente la moglie, completano il quadro di testimonianze di una lunga esistenza contrassegnata dalla convulsiva attrazione per le donne e dal persistente affinamento di un gusto estetico superiore su cui poggiò la sua originale cifra espressiva.
Boldini protagonista indiscusso anche sul versante del mercato dell’arte e specialmente delle aste internazionali di Londra, Parigi e New York della prossima primavera, nelle quali, c’è da giurarci, le sue tele faranno registrare ancora una volta prezzi pluri milionari, sebbene il mercato di questo grande maestro sia come molti suoi pari inquinato e sussistano casi di opere non originali attribuite e pubblicate come autentiche Boldini da “esperti disattenti” e poi vendute in aste pubbliche o in gallerie rinomate a prezzi apparentemente appetibili. Ciò specularmente a quanto accade per i falsi Modigliani che hanno contaminato il mercato – dopo la morte del suo più insigne e intransigente esperto Ambrogio Ceroni – sebbene anche per Boldini di fronte a attribuzioni “troppo generose”, i collezionisti più avveduti non “abbocchino”, armandosi di molta prudenza e i dipinti “dubbi” vadano sovente invenduti o aggiudicati a cifre irrisorie, di per sé molto molto sospette.
Il 9 dicembre 2014 la Christies di Londra ha aggiudicato una minuscola tavoletta di Boldini, di cm 27,3 x 21,6, Protrait of a Lady del 1897, per 133.000 euro, mentre i grandi ritratti hanno sovente superato i 2 milioni di euro, fino al record del 2010 di oltre 4 milioni.
Anche al Tefaf di Maastricht, la più grande fiera antiquaria del mondo che si terrà dal 13 al 22 marzo, saranno presentate in vendita tele di Giovanni Boldini, offerte da gallerie inglesi e americane. Un 2015 insomma all’insegna della grande pittura italiana dell’800 e del suo capostipite Boldini.

L’ARTE A BOLOGNA SI PREPARA A FARE LE ORE PICCOLE

mappa_creativita_2015The Art Spectator: Come ogni anno, in coincidenza con Artefiera, la notte bolognese si colora di bianco con ART CITY White Night, la notte bianca dell’arte che si terrà sabato 24 gennaio 2015.
Una serata straordinaria di eventi performance e happening dedicati all’arte contemporanea e ai suoi artisti unica in Italia e in Europa. Le gallerie d’arte contemporanea di Bologna mostreranno il meglio delle loro collezioni in un’ apertura straordinaria fino a mezzanotte assieme alle mostre ospitate nelle sedi del circuito ART CITY Bologna.
Un’iniziativa che coinvolge palazzi storici, gallerie d’arte, ma anche hotel e negozi, caffè e osterie, punti del centro città in una maratona notturna subito dopo la chiusura dei cancelli di Arte Fiera.