CIMABUE…IN CUCINA

Quando hai un quadro che vale decine di milioni di euro a tua insaputa, appeso a un muro di casa senza saperlo. E’ quello che è successo a una anziana signora francese che teneva da sempre un’opera di Cimabue uno dei massimi maestri della pittura della storia, in casa, pensando fosse una semplice e banale icona religiosa. Certamente si rendeva conto che fosse antica, ma non gli aveva mai dato particolare importanza. Così un giorno ha deciso di farla valutare, chissà perché. La risposta è stata scioccante: un’opera di Cimabue risalente al Duecento, altro che vecchia. Vero nome Cenni di Pepo, nato a Firenze intorno al 1240, ebbe anche l’onore di essere citato da Dante Alighieri, e considerato lo scopritore di Giotto.

Si tratta di un dipinto di piccole dimensioni, il Cristo deriso, dipinto da Cimabue nel 1280, 25,8 su 20,3 centimetri, tempera a uova, valore tra i 4 e i 6 milioni di euro. Anziana ma non sciocca, la signora l’ha subito consegnato a una casa d’aste che l’ha venduto a 24,18 milioni di euro a un acquirente sconosciuto: “Si tratta del più alto prezzo mai pagato per un quadro prerinascimentale (primitif il termine utilzzato) – ha assicurato la casa d’aste Actéeon – il settimo in assoluto considerando opere “primitive” e antiques, in una graduatoria dove entrano, nell’ordine “il Salvator Mundi di Leonardo, il Massacro degli Innocenti di Rubens, un Pontormo, un Rembrandt, un Raffaello e un Canaletto”. Peccato, magari adesso come capita spesso oggi è finito a casa di qualche sceicco arabo. E pensare che per decenni era a prendere polvere nella casa di una anziana signora francese. Chissà come era arrivato fino a lassù, in una cucina di una casa di campagna a Compiènge.

L’arte è musica su tela?

Quando parliamo di musica è arduo non pensare al filo conduttore che la lega all’arte pittorica; fin dai suoi albori l’Occidente è stato percorso da tentativi empirici di correlare la sensazione uditiva della musica con quella visiva della pittura e dei colori. Il motivo? Forse l’assonanza di certe espressioni come «colore timbrico degli strumenti» o «vibrazione dei colori», forse più semplicemente perché entrambe queste forme d’arte tendono ad una rappresentazione astratta e fortemente spirituale. L’innesto di elementi musicali nella pittura si fa predominante nel momento in cui gli artisti tentano di esprimere, anziché l’esterno, l’interiorità.

“Presta le tue orecchie alla musica, apri i tuoi occhi alla pittura, e… smetti di pensare!” scriveva Vasilij Kandinskij.

Fin dagli albori l’occidente è stato percorso da tentativi empirici di correlare la sensazione uditiva della musica con quella visiva della pittura e dei colori. Forse per l’assonanza di espressioni come «colore timbrico degli strumenti» o «vibrazione dei colori» o, più semplicemente, perché entrambe tendono ad una rappresentazione astratta e fortemente spirituale. L’incontro tra pittura e musica è ravvisabile nella volontà pittorica di trasferire sulla tela l’essenza del fatto emozionale e nel tentativo dei musicisti di associare al suono il colore.

Nel corso del Novecento si assiste a una costante e progressiva riflessione teorica sulla dimensione musicale-pittorica da parte di importanti rappresentanti dell’avanguardia artistica. In particolare Vasilij Kandinskij, Paul Klee e Jackson Pollock hanno reso evidente nella produzione pittorica l’interesse per l’universo musicale. Nel Novecento abbiamo dunque la più imponente rottura formale storicamente mai realizzatasi in ambito musicale, ed anche l’arte pittorica sente la necessità di un superamento dei parametri dell’estetica tradizionale; la scomposizione delle immagini, a partire dal cubismo, è identificata come l’azione liberatrice dell’Io compositivo che necessita di allontanarsi dai fantasmi della riproduzione realistica. Anche per Klee l’essenza della musica rappresenta la condizione di immaterialità e astrazione cui aspirare. Basti pensare alla presenza nel suo catalogo di oltre cinquecento titoli aventi come tema le maschere, la musica e il teatro.

Risultati immagini per musica e arte

Ma perché la musica precede la pittura e le altre arti in questo processo di emancipazione storica e formale? In quale modo la pittura si serve della musica per raggiungere il medesimo scopo? La musica è da molti secoli l’arte che non ha adoperato i propri mezzi per ritrarre la natura, ma per descrivere la vita psichica dell’artista o per creare una vita parallela servendosi dei suoni. Gli stessi mezzi di cui essa si serve, ovvero i suoni, rappresentano la sorgente d’ambiguità di una corrispondenza tra ascolto e percezione che non può essere reale. Tale movimento di forme non visibili è l’essenza stessa della musica. Secondo Pollock invece «dipingere è un modo di essere, a un certo momento i pittori cominciarono a considerare la tela come un’arena in cui agire, invece che come uno spazio in cui riprodurre e disegnare un oggetto presente o immaginario. La tela non era più dunque il supporto di una pittura, bensì di un evento; l’azione sulla tela divenne così la stessa rappresentazione».

Una delle innovazioni più importanti di Pollock è stata la messa a punto di una tecnica chiamata «dripping» (sgocciolamento), consistente nel far gocciolare il colore su una tela posta in orizzontale, determinando la colatura del colore con gesti rituali e coreografici in cui erano presenti reminescenze dei riti magico-propiziatori praticati dagli indiani d’America. Le opere così realizzate si presentano come un caotico intreccio di linee e macchie colorate di immagini mentali, è l’inconscio a parlare, con una totale assenza di organizzazione razionale.

Altro esempio d’incontro tra arte e musica trasportato nella contemporaneità è rappresentato da Andy Warhol. Emblematica la sinergia artistico-musicale tra Warhol ed il gruppo rock statunitense Velvet Underground, di cui l’artista fu autore della copertina dell’album «The Velvet Underground & Nico», noto anche come «banana album», per l’inconfondibile banana disegnata da Warhol, invitando l’osservatore a sbucciare lentamente e vedere l’arte in esso contenuta.

Ma se il pittore si è avvicinato al contesto musicale liberando la pittura dalle convenzionali forme figurative, un processo analogo è stato attuato anche dal musicista, trovando nell’espressione pittorica un completamento alla propria arte. Pittura e musica si fondono al solo scopo di trasportare il fruitore in una realtà parallela, fatta di emozioni, di astrattismo e di rappresentazione di una realtà interiore. Poiché il colore è un mezzo che consente di esercitare un influsso sull’anima, si può dunque indirizzare l’arte pittorica del futuro nell’uso del colore come suono.

Una grande mostra su Artemisia Gentileschi alla National Gallery

La National Gallery di Londra ha in programma una grande mostra su Artemisia Gentileschi (Roma, 1593 – Napoli, 1654) che si terrà nel 2020, tra i mesi di aprile e luglio. Si tratterà di un’esposizione che entrerà nel dettaglio della vita e della carriera dell’artista, figlia del grande pittore Orazio Gentileschi e a sua volta tra i grandi nomi dell’arte del Seicento, e che sarà organizzata anche per offrire una sorta di cornice alla nuova acquisizione della National Gallery (risalente al luglio di quest’anno), ovvero l’Autoritratto come santa Caterina d’Alessandria di Artemisia, che il pubblico può già vedere nel museo a partire dal 19 dicembre 2018. L’opera passò in asta da Drouout a Parigi nel 2017, con una stima tra i 300 e i 400.000 euro, e fu acquistata per 2.360.600 euro (record per l’artista) dagli antiquari Marco Voena e Fabrizio Moretti. Il dipinto fu quindi venduto poco dopo alla National Gallery per la somma di 3 milioni e 600mila sterline.

“Siamo fortunati ad avere una delle maggiori collezioni di pittura barocca italiana del mondo, con capolavori di molti dei più grandi artisti del tempo”, si legge in una nota del museo britannico, “ma nella raccolta della National Gallery c’è ancora scarsità di dipinti realizzati da donne. L’acquisizione dell’autoriratto di Artemisia Gentileschi cerca di bilanciare l’equilibrio, ed è il primo ritratto femminile, oltre che il primo autoritratto, della collezione italiana del Seicento”. Il ritratto rimarrà per qualche mese a Londra, poi comincerà un “tour” (è questo il termine utilizzato dal museo inglese) che prenderà il via da Glasgow nel marzo 2019, in occasione della Giornata della Donna.

Negli ultimi mesi il dipinto ha subito un restauro consistito in una pulitura di tutta la superficie e nel risarcimento delle lacune. Si tratta di un dipinto nel quale l’identità di Artemisia si sovrappone, come spesso accade nella sua arte, a quella dei soggetti da lei raffigurati: quanto all’epoca della realizzazione, il ritratto della National Gallery è databile agli anni centrali del suo soggiorno fiorentino (tra il 1612 e il 1620), presumibilmente attorno al 1615-1617. Durante gli anni che trascorse a Firenze, Artemisia dipinse diverse opere con le sue fattezze: con questo mezzo, l’artista riuscì anche ad “affermare la sua reputazione nei circoli colti, trasformandosi in una degli artisti più richiesti della sua generazione”. Dell’opera esiste un’altra versione, conservata agli Uffizi, considerata successiva.

Nella foto: Artemisia Gentileschi, Autoritratto come santa Caterina d’Alessandria (1615-1617 circa; olio su tela, 71,4 x 69 cm; Londra, National Gallery)

AQUA. A Milano un’installazione per celebrare il cinquecentenario di Leonardo Da Vinci

The Art Spectactor: Dal 6 al 14 Aprilela Conca dell’Incoronatasi trasforma nella location di una bellissima installazione tutta da ammirare. La struttura, dal nome “AQUA. La visione di Leonardo”, è frutto della creatività di Marco Balich, organizzatore e curatore di grandi eventi, che si occupa della realizzazione di spettacoli di respiro internazionale.

L’opera si compone di una vera e propria struttura costruita dentro e sopra la Conca sotto forma di grande specchio d’acqua, al cui estremo si trova uno schermo a LED che mostra le immagini di una Milano futuristica. Lo schermo proietta lo spettatore in un futuro immaginario, che viene però percepito come concreto per il fatto stesso di essere “visto”, e quindi in qualche modo di essere vissuto, negli occhi di chi guarda. Un’opera lungimirante e innovativa, proprio come Leonardo da Vinci che con le sue costruzioni di grande livello tecnico e ingegneristico puntava a superare i limiti della conoscenza per rendere pensabile l’impensabile.

All’interno del canale verrà creata inoltre una Wunderkammerin cui i visitatori potranno vivere un’esperienza emozionante grazie a luci, suoni e immagini incentrati sul tema dell’acqua, elemento che ha sempre affascinato Leonardo e che spesso si è posto in relazione alle sue opere.

L’installazione è promossa dal Salone del Mobile per gli eventi diffusi in città, in occasione della Design Week, e fa parte degli appuntamenti di Leonardo 500, il palinsesto che celebra il centenario della morte del grande genio rinascimentale.

Art Basel Cities seleziona Buenos Aires

The Art Spectator: In un contesto difficile dal punto di vista economico e una svalutazione galoppante del peso in Argentina c’è un asset ancora tutto da scoprire: l’arte contemporanea locale. Il paese, infatti, possiede una lunga e ricca tradizione artistica e culturale ed è tra i più alfabetizzati del Sud America. Buenos Aires conta numerosi teatri, librerie, musei, gallerie, tuttavia il mercato dell’arte è ancora di dimensioni ridotte: «I compratori d’arte occasionali saranno 500, i veri collezionisti una trentina» sostiene Guillermo Rozenblum, imprenditore immobiliare e collezionista che ha trasformato un edificio di proprietà in un complesso di atelier per artisti promettenti in cambio di opere d’arte, e la sua stima viene confermata da vari galleristi locali. Ma il numero dei collezionisti potrebbe aumentare ora che la potente fiera svizzera Art Basel ha selezionato Buenos Aires per la prima edizione di Art Basel Cities, per cui dal 6 al 12 settembre ha invitato nella capitale argentina un centinaio di vip – incluso un nutrito gruppo di italiani – per una full immersion nella scena artistica locale. Le premesse sono buone non solo per la qualità dell’offerta, ma anche per la convenienza dei prezzi, ancora contenuti.

«Con quello che un collezionista spende a New York per un’opera, qui ne può comprare venti» afferma la gallerista Nora Fisch. «Per i miei artisti, che non sono emergenti ma hanno già curriculum di tutto rispetto, i prezzi vanno in genere dai 5.000 ai 10.000 dollari». Per esempio Fernanda Laguna, un’artista influente per la generazione più giovane sia per la sua arte che per il suo impegno sociale: «entrerà nella storia dell’arte e i suoi dipinti quotano solo 6-14.000 dollari, mentre i disegni piccoli partono da 800».

Purtroppo la posizione geografica non aiuta, così come non hanno aiutato l’instabilità economica e gli anni della dittatura, che, però, hanno temprato gli animi degli artisti, abituati a realizzare tantissimo con risorse limitate. «Una delle caratteristiche principali della scena artistica locale è l’intensa collaborazione tra gli artisti, che si supportano a vicenda» racconta Mariela Scafati, artista e attivista molto rispettata. Lo conferma Cecilia Alemani, curatrice italiana responsabile della High Line a New York, che Art Basel ha invitato a curare a Buenos Aires una mostra d’arte pubblica, intitolata “Hopscotch”.

«Conoscevo già artisti come Eduardo Basualdo (3-40.000 dollari da Ruth Benzacar, ndr), Eduardo Navarro, David Lamelas (20-200.000 euro da Lia Rumma), Adrian Villar Rojas, Amalia Pica, Pablo Bronstein, ma questo progetto mi ha dato l’occasione di esplorare la vibrante scena locale e scoprire artisti di grande talento come Diego Bianchi, Santiago De Paoli, Gabriel Chaile (5-20.000 dollari da Barro), Mariela Scafati, Ad Minoliti (2.500-15.000 euro da Crèvecoeur), Rosario Zorraquin, Fernanda Laguna. Tra i temi più sentiti c’è la questione dell’identità di genere e una certa propensione per la scultura e la materialità, meno la riflessione sul passato dittatoriale».

L’arte emergente è sostenuta da numerose gallerie nate negli ultimi anni accanto alle affermate come Ruth Benzacar e Maman. Molte si trovano nel quartiere industriale Villa Crespo, come Isla Flotante, in un’ex fabbrica per l’imbottigliamento del vino, e UV, al piano terra di un piccolo edificio in cui vivono la gallerista Violeta Mansilla e cinque dei dieci artisti della galleria in una sorta di comune creativa. All’asta, nelle case d’aste locali come Roldan e Arroyo, passa principalmente l’arte del 900, anch’essa ancora sottovalutata e poco conosciuta.

QUANDO IL MERCATO CROLLA: “TAVOLETTE ADDIO”

Una discesa inarrestabile quella dei prezzi degli artisti del gruppo dei Macchiaioli che dall’inizio della crisi economica ad oggi hanno fatto registrare battute d’asta sempre più modeste, fino agli ultimi esiti disastrosi.

Una situazione quasi paradossale quella di questa piccola ma un tempo relativamente vicino fortunatissima nicchia di mercato, ormai ridotta all’osso.
Mentre infatti il mercato dell’arte prolifera a livello nazionale e internazionale con una forte ripresa sia delle vendite della pittura moderna e contemporanea, sia del comparto pittura antica, l’Ottocento toscano è ridotto ai minimi termini.

Artisti come Fattori, Signorini e Lega sono letteralmente umiliati da una inarrestabile discesa verso quota zero e chi possiede le loro opere si affretta a affidarle alle case d’asta nostrane – poiché quelle estere spesso non le accettano nemmeno più – a poche migliaia di euro, sicuri che i prezzi siano destinati a scendere ulteriormente, avvicinandosi appunto pericolosamente a quota zero. Questo confidando di poter alienare queste opere, finché ancora in tempo, ai pochissimi collezionisti ultra ottantenni rimasti in vita (recentemente è mancato anche l’ottantaquattrenne avvocato Cassietti di Novara), perché dopo di loro è previsto il diluvio e la completa e irreversibile paralisi degli scambi.

Le gallerie che trattavano il genere scomparse! Prima hanno mollato la presa le grandi case d’asta come Sotheby’s e Christies, proseguendo con il fallimento di Finarte-Semenzato e poi da Firenze a Milano hanno chiuso i battenti oltre 10 attività storiche, da Sacerdoti e Bottega d’arte di Livorno a Rotini, da Vallerini a Giordani a Il Leone, a Fasone a Tassi a Il Magnifico o Reali di Firenze, lasciando in balia di se stesso un mercato che non genera più utili. La mancanza di operatori specializzati ha indubbiamente contribuito a alimentare questo clima da “abbandonate la nave, si salvi chi può”.

Le ragioni di tale declino sono da individuarsi nella sopravvalutazione artistico-economica del passato, spinta da un

certo filone critico e commerciale attivo fra gli anni sessanta e novanta che aveva prodotto un lievitamento sproporzionato dei valori, in un continuo crescendo capace di creare quella bolla speculativa oggi inesorabilmente scoppiata, difronte allo sgomento dei collezionisti ortodossi – o più spesso dei loro eredi – che avevano pagato alcune preziose tavolette somme da capogiro, con record anche di 200 milioni di vecchie lire, le stesse oggi reperibili intorno ai 20.000 euro e perfino a meno.

Per comprendere appieno il fenomeno del crollo verticale di questo mercato abbiamo intervistato qualche acquirente storico chiedendogli il perché del disinteresse generale e le risposte hanno imputato la responsabilità al confronto sfavorevole con le altre scuole regionali, da quella napoletana a quella veneta, attualmente considerate alla pari di quella toscana e da sempre con prezzi molto molto più concorrenziali. Inoltre gli investimenti sui Macchiaioli che nelle parole dei galleristi e esperti promettevano utili da capogiro si sono rivelati un bluff (ops! ci siamo sbagliati…), non fruttando niente in questi ultimi dieci anni, ma anzi generando minusvalenze enormi, tanto che chi li ha cerca di proteggersi venendo e recuperando quello che può per investire altrove. D’altronde, ci dice un anziano collezionista (in Italia si contano ormai sulle dita di una/due mani), “queste opere hanno subito una svalutazione di circa il 10% annuo, mentre altri investimenti hanno ancora qualche margine di redditività, quindi risulta più conveniente realizzare e impiegare i proventi altrove, riportando il segno più sui propri risparmi. Di nuovi acquisti, anche mirati, nemmeno a parlarne. E se poi anche gli altri collezionisti, presi dal panico, decidessero di vendere il mercato si saturerebbe, con un consequenziale ulteriore crollo, quindi meglio cederle adesso finché queste tavolette valgono ancora qualcosa”.

Difficilissimo comunque ormai anche realizzare (troppo tardi), poiché sono davvero mosche bianche i mercanti storici rimasti a presidiare la piazza (più nessuno a Firenze) e praticamente nessuno di loro acquista in proprio se non raramente, accettando pezzi solo in conto deposito e a riserve estremamente prudenti, realistiche, aggiornate agli esigui valori odierni.

Un mercato questo che secondo gli analisti non lascia purtroppo spazio alla serenità: nessuna ripresa in vista e nemmeno in prospettiva, né a medio né a lungo termine! previsto un calo costante, complice il completo rovesciamento del gusto che non contempla più scenette rurali, vicoletti assolati e buoi né tanto meno i piccoli formati da cartoline illustrate che non arredano; un vero e proprio reale addio alla campagna considerata assolutamente fuori moda. Le rare aggiudicazioni oltre i 50.000 euro riguardano infatti tele di ampie dimensioni, intorno o oltre il metro, come il capolavoro fattoriano “Fanteria in sosta” che il 16 maggio 2018, alla Casa d’aste il Ponte è stato battuto per il prezzo record, si fa per dire, di 90.000 euro; il quadro era stato venduto alla fine degli anni ottanta per 600 milioni di vecchie lire. Impressionante anche la somma modestissima, di soli 15.000 euro, realizzata alla Casa d’aste Pananti da “Dopo il tramonto a Pietramala”, tela fra le più famose e suggestive di Signorini, di cm 30×40 ma nella stessa asta del 20 ottobre 2018 faceva assai peggio “Viale a Careggi”, di cm 28×18, invenduto a soli 8.000 euro. Il 16 maggio 2017 non è stato invece aggiudicato alla Wannenes di Genova un grazioso “Ritratto di fanciulla” di Lega di cm 23×16,5 stimato soltanto 2.000 euro (la contropartita di una borsa per signore di griffe) e proveniente dalla prestigiosa raccolta dei conti von Holzen di Vienna.

I collezionisti sono sempre più alla ricerca di immagini iconiche e immediatamente decifrabili (non disdegnando l’orientalismo, sempre in crescita), possibilmente chic, cariche di pathos, di dimensioni ragguardevoli, ove convivano eleganza e sentimenti umani e forme moderne e emblematiche capaci di far riflettere e stupire alla prima occhiata.
Questi sotto alcuni record negativi che sanciscono la fine di un mercato e della sua epoca d’oro e la scomparsa delle gallerie specializzate, consegnandolo al genere “antiquariato” e ai negozi degli antiquari, bene inteso minori, dove si trova di tutto un po’, dal cassettone della nonna fino al quadro antico ma rigorosamente di bottega.

GIOVANNI FATTORI:

Lotto numero 634

messaggio

Il messaggio

Pittura, Olio/tavoletta, 15 x 20 cm

Stima: 18.000 € – 22.000 €

Prezzo di aggiudicazione: 17.500 €

Farsetti , 27/10/2018

Italia


Lotto numero 552

militari in perlustrazione

Militari in perlustrazione“ (c.1900)

Pittura, Olio/tavola, 19 x 32,5 cm

Stima: 20.000 € – 30.000 €

Prezzo di aggiudicazione: Lotto non venduto

Dorotheum , 24/10/2018

Austria


Lotto numero 323

collina tosc.jpg

Collina toscana

Pittura, Olio/tavola, 13,2 x 17,89 cm

Stima: 3.000 € – 5.000 €

Prezzo di aggiudicazione: 4.500 €

Minerva Auctions , 24/05/2018

Italia


Lotto numero 1651

1

In avanscoperta / Fanteria in sosta (1856)

Pittura, Olio/tela, 43 x 77 cm

Stima: 120.000 € – 130.000 €

Prezzo di aggiudicazione: 90.000 €

Il Ponte Casa D’aste Srl , 16/05/2018

Italia


Lotto numero 1288

tamburo maggiore

Il Tamburo Maggiore

Pittura, Olio/legno, 26 x 13 cm

Stima: 7.000 € – 10.000 €

Prezzo di aggiudicazione: Lotto non venduto

Dorotheum , 25/04/2018

Austria


Lotto numero 23

soldiers

Soldiers on horse

Pittura, Olio, 31 x 20,5 cm

Stima: 8.000 € – 9.000 €

Prezzo di aggiudicazione: Lotto non venduto

Monac’art , 17/03/2018

Monaco


Lotto numero 215

studio vegetazione

Studio di vegetazione (1865/70)

Pittura, Olio/tela, 34,5 x 20,5 cm

Stima: 5.000 € – 7.000 €

Prezzo di aggiudicazione: 5.000 €

Galleria Pananti Casa d’Aste , 17/02/2018

Italia


Lotto numero 292

cupolino

Il cupolino alle cascine

Pittura, Olio/tavola, 10,5 x 17,5 cm

Stima: 7.000 € – 10.000 €

Prezzo di aggiudicazione: Lotto non venduto

Pandolfini Casa d’Aste , 13/02/2018

Italia


Lotto numero 185

studio vegetazione

Studio di vegetazione (1865/70)

Pittura, Olio/tela, 34,5 x 20,5 cm

Stima: 10.000 € – 12.000 €

Prezzo di aggiudicazione: Lotto non venduto

Galleria Pananti Casa d’Aste , 15/12/2017

Italia


TELEMACO SIGNORINI:

Lotto numero 104

1-2

Portoferraio

Pittura, Olio/tavoletta, 12,5 x 21,5 cm

Stima: 7.000 € – 9.000 €

Prezzo di aggiudicazione: 9.500 €

Pandolfini Casa d’Aste , 13/11/2018

Italia


Lotto numero 635

1-3

L’epoca galante

Pittura, Olio/tela, 46,7 x 35 cm

Stima: 8.500 € – 12.000 €

Prezzo di aggiudicazione: 9.000 €

Farsetti , 27/10/2018

Italia


Lotto numero 135

1-4

Viale a careggi (1897/98)

Pittura, Olio/tela/cartone, 28 x 17,3 cm

Stima: 8.000 € – 10.000 €

Prezzo di aggiudicazione: Lotto non venduto

Galleria Pananti Casa d’Aste , 20/10/2018

Italia


Lotto numero 136

1-5

Dopo il tramonto a Pietramala

Pittura, Olio/tela, 30 x 34,5 cm

Stima: 10.000 € – 15.000 €

Prezzo di aggiudicazione: 14.000 €

Galleria Pananti Casa d’Aste , 20/10/2018

Italia


Lotto numero 50

1-6

Campagna dell’Arno (c.1895)

Pittura, Olio/tela, 25 x 51 cm

Stima: 22.434 € – 33.651 €

Prezzo di aggiudicazione: Lotto non venduto

Bonhams , 26/09/2018

Regno Unito


Lotto numero 736

1-7

Palazzo

Pittura, Olio/carta, 12,5 x 16 cm

Stima: 2.000 € – 4.000 €

Prezzo di aggiudicazione: Lotto non venduto

Galleria Pananti Casa d’Aste , 19/07/2018

Italia


 

 

 

Caravaggio: sbanca il botteghino: nuove date al cinema

The Art Spectator: In soli tre giorni da Caravaggio – l’Anima e il Sangue, prodotto da Sky e Magnitudo Film e distribuito da Nexo Digital in 353 sale, ha portato al cinema 130mila spettatori raccogliendo 1.200.000 euro al botteghino ed una media copia altissima e diventando il documentario d’arte più visto al cinema in Italia, con un risultato pari a quello di un film d’animazione come Loving Vincent (candidato agli Oscar nella categoria ‘miglior film di animazione’).

In moltissime sale si è registrato il sold out, e per questo Sky e Nexo Digital annunciano la replica in contemporanea nazionale in programma per il prossimo 27 e 28 marzo (elenco sale a breve su http://www.nexodigital.it).

Dai creatori di Raffaello – il Principe delle Arti e di Firenze e gli Uffizi, Caravaggio – l’Anima e il Sangue è un viaggio emozionante attraverso le opere e i tormenti di Michelangelo Merisi da Caravaggio, uno degli artisti più amati, controversi e misteriosi della storia dell’arte. Un’esperienza cinematografica emozionale, inquieta e quasi ‘tattile’ della sua vita e della sua arte in una delle prime produzioni in Italia girate in 8K, con la consulenza scientifica del Prof. Claudio Strinati e il prezioso contributo di Manuel Agnelli che presta la voce dell’io interiore di Caravaggio. Dopo il debutto italiano, il film sarà distribuito nei cinema del mondo.

Nel frattempo il prossimo appuntamento con l’arte al cinema è con il documentario che vede la partecipazione straordinaria di Toni Servillo, Hitler contro Picasso e gli altri. L’ossessione nazista per l’arte, prodotto da 3D Produzioni e Nexo Digital con la partecipazione di Sky Arte HD.