AL MUBA DI MILANO I BAMBINI IMPARANO GIOCANDO CON I COLORI

E’ stata inaugurata una nuova mostra allestita al MUBA, il Museo dei Bambini di Milano nato per promuovere una cultura innovativa per l’infanzia, lo sviluppo e la diffusione di un’educazione non formale.

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Colore. Giocare con la luce alla scoperta del colore” è la mostra-gioco che ha inaugurato pochi giorni fa e che si pone l’obiettivo di avvicinare ai bambini al mondo del colore e della luce attraverso un percorso attivo e sensoriale articolato su quattro installazioni.

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Ogni installazione indagherà i diversi aspetti del colore e della luce per scoprire e sperimentare i fenomeni scientifici che regolano questo particolare supporto. Il percorso è caratterizzato da un allestimento leggero e divertente, frutto delle idee di Lara Porcella, giovane architetto scelto attraverso un’International Call for Ideas.

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“Luce comanda color” affronta le sinestesie e la percezione dei colori ed è arricchita dagli scatti del fotografo e scrittore Massimiliano Tappari. “Esci dall’ombra” ha come tema l’RGB e la (s)composizione della luce grazie al supporto creativo di Mao Fusina. “Che occhio” è dedicata alla visione in natura e presenta alcune illustrazioni realizzate da Nina Cuneo. “Dove ti nascondi?” infine racconta e svela la mimesi degli animali con le illustrazioni del duo creativo Carnovsky.

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Una mostra solo per bambini quindi? In realtà no, grazie alla presenza di didascalie di approfondimento dedicate a un pubblico adulto che, in questo modo, avrà a sua disposizione tutti gli strumenti necessari per accompagnare i bambini durante la visita.

FINO AL 7 GENNAIO 2018

ORARIO
Le visite sono organizzate a turni di ingresso della durata di 75 minuti e sono dedicate ai bambini da 2 a 6 anni
Da martedì a venerdì : ore 17.00
Sabato, domenica e vacanze scolastiche: 10.00 | 11.30 | 14.00 | 15.45 | 17.30

La mostra del World Press Photo 2017 in prima mondiale a Roma, Siviglia e Lisbona

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La mostra del World Press Photo 2017 si terrà a Roma in prima mondiale, insieme a Siviglia e Lisbona, presso il Palazzo delle Esposizioni dal 28 aprile al 28 maggio 2017. Il Premio World Press Photo è uno dei più importanti riconoscimenti nell’ambito del fotogiornalismo.

Per l’edizione 2017, le immagini sottoposte alla giuria del concorso World Press Photo sono state 80,408, inviate da 5,034 fotografi di ben 125 nazionalità diverse. La giuria, che ha suddiviso i lavori in otto categorie, ha premiato 45 fotografi provenienti da 25 paesi: Australia, Brasile, Canada, Cile, Cina, Repubblica Ceca, Finlandia, Francia, Germania, Ungheria, India, Iran, Italia, Pakistan, Filippine, Romania, Russia, Sud Africa, Spagna, Svezia, Siria, Nuova Zelanda, Turchia, UK, USA.

La foto dell’anno, scelta nella categoria Spot News Stories, come molti sanno già, è del fotografo Burhan Ozbilici (The Associated Press) realizzata ad Ankara (Turchia) il 19 dicembre 2016. L’immagine, sopra raffigurata, che si intitola An Assassination in Turkey, mostra l’uccisione dell’ambasciatore russo in Turchia, Andrei Karlov, da parte del poliziotto turco ventiduenne Mevlut Mert Altintas durante l’inaugurazione di una mostra d’arte.Mary F. Calvert, membro della giuria, ha così commentato la fotografia vincitrice: “E’ stata una decisione molto difficile, ma alla fine abbiamo ritenuto che la foto dell’anno doveva essere un’immagine esplosiva che parla dell’odio dei nostri tempi. Ogni volta che quella immagine appariva sullo schermo dovevamo fermarci, era talmente forte che abbiamo davvero sentito che poteva incarnare la definizione di ciò che il World Press Photo of the Year rappresenta”.

La mostra del World Press Photo 2017, presentata con la collaborazione dell’Associazione Culturale 10b Photography, non è soltanto una galleria di immagini sensazionali, ma è un documento storico che permette di rivivere gli eventi cruciali del nostro tempo. Il suo carattere internazionale, le centinaia di migliaia di persone che ogni anno nel mondo visitano la mostra, sono la dimostrazione della capacità che le immagini hanno di trascendere differenze culturali e linguistiche, per raggiungere livelli altissimi e immediati di comunicazione.

Informazioni pratiche sulla mostra:
Quando: 28 Aprile 2017 al 28 Maggio 2017
Dove: Palazzo delle Esposizioni di Roma
Prezzo del biglietto: Intero € 12,50, Ridotto € 10, Ragazzi dai 7 ai 18 anni € 6, Bambini fino a 6 anni gratuito
Telefono per informazioni: +39 06 39967500
Sito ufficialehttp://www.palazzoesposizioni.it/

IL SURREALISMO DI MERET OPPENHEIM AL LAC DI LUGANO

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Meret Oppenheim è una delle artiste più note del Novecento: una figura quasi leggendaria di donna che seppe affermarsi nel contesto del surrealismo (di cui entrò a far parte nel 1933) e sviluppare una ricerca dai caratteri del tutto autonomi.

L’esposizione, inaugurata il mese scorso presso il LAC e visibile fino al 28 maggio, mette in evidenza la fitta trama di rapporti personali e creativi che legarono l’artista ai più anziani e spesso già celebri colleghi dell’epoca: Man Ray (di cui fu la modella preferita), Marcel Duchamp, Max Ernst, Alberto Giacometti, Jean Arp e altri ancora, documentati attraverso alcune delle loro opere più significative.

Emergono così dalle creazioni di Meret e dei colleghi i temi più cari all’immaginario artistico degli anni Trenta: le fantasie oniriche ed erotiche, la donna come creatura fatata o all’opposto strega, il feticismo e il rapporto con la natura. Negli anni del dopoguerra l’opera di Meret si arricchì anche della ricerca astratta e dimostrò la propria forza di suggestione su artisti delle generazioni successive.

LOVE: se l’arte incontra l’amore al Chiostro del Bramante

The Art Spectator: Il Chiostro del Bramante festeggia i suoi 20 anni di attività con una mostra dal carattere internazionale.
Una novità assoluta e imperdibile nel panorama delle proposte culturali capitoline degli ultimi anni che si candida a riportare la città di Roma in linea agli stessi livelli delle più stimate realtà espositive internazionali.
Per la prima volta saranno riuniti tra i più importanti artisti dell’arte contemporanea, come Yayoi Kusama, Tom Wesselmann, Andy Warhol, Robert Indiana, Gilbert & George, Francesco Vezzoli, Tracey Emin, Marc Quinn, Francesco Clemente e Joana Vasconcelos, con opere dai linguaggi fortemente esperienziali (All the Eternal Love I Have for the Pumpkins della Kusama tra le più instagrammate al mondo) e adatte acoinvolgere il pubblico attraverso molteplici sollecitazioni.

L’arte incontra l’amore.
L’esposizione romana intende affrontare uno dei sentimenti universalmente riconosciuti e da sempre motivo d’indagini e rappresentazioni, l’Amore, raccontandone le diverse sfaccettature e le sue infinite declinazioni.
Un amore felice, atteso, incompreso, odiato, ambiguo, trasgressivo, infantile, che si snoda lungo un percorso espositivo non convenzionale, caratterizzato da input visivi e percettivi.

Love va oltre il concetto di museo.
Il vero protagonista della mostra è il pubblico che si riappropria degli spazi espositivi, divenendo fruitore e divulgatore allo stesso tempo, avendo la possibilità di fotografare liberamente tutte le opere esposte (hashtag ufficiale #chiostrolove).
Un coinvolgimento sensoriale a 360° caratterizza l’esperienza museale, abbracciando il concetto di ‘open access’ e di museo in continua evoluzione.
Inoltre, in coerenza con il progetto scientifico voluto dal DART Chiostro del Bramante, il visitatore potrà vivere un’ esperienza di guida attiva assolutamente fuori dal comune, scegliendo per la prima volta tra 5 “partner audio”: John, Coco, Amy, David e Lilly saranno gli speciali compagni di viaggio, a seconda del tipo di esperienza che si vuole intraprendere, che racconteranno le opere esposte e aiuteranno il pubblico ad apprezzare le emozioni in esse contenute. Le audioguide sono state realizzate dalla Zeranta Edutainment società specializzata nell’educational ed entertainment.
Artisti presenti: Vanessa Beecroft, Francesco Clemente, Nathalie Djurberg e Hans Berg, Tracey Emin, Gilbert & George, Robert Indiana, Ragnar Kjartansson, Yayoi Kusama, Mark Manders, Ursula Mayer, Tracey Moffatt, Marc Quinn, Joana Vasconcelos, Francesco Vezzoli, Andy Warhol, Tom Wesselmann.

Con il patrocinio di Roma Capitale – Assessorato alla crescita culturale Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, la mostra LOVE. L’arte contemporanea incontra l’amore, è prodotta e organizzata da Dart – Chiostro del Bramante in collaborazione con Arthemisia Group.
La mostra vede come sponsor JTI e Generali Italia.
Il catalogo è edito da Skira.

ALL ABOUT ART AND… KEITH HARING!

La mostra di Keith Haring a Milano è un viaggio, allegro e colorato, fra le opere del grande artista statunitense, noto in tutto il mondo per i suoi personaggi in movimento che abbelliscono case e palazzi delle maggiori città del mondo.

Nato nel 1958, Haring sviluppa un precocissimo talento ispirato ai cartoni animati di Walt Disney, coltivato poi negli anni con la visita a numerosi musei che lo mettono in contatto con la grande arte di Dubuffet, Jackson Pollock, Paul Klee e soprattutto con la Pop Art di Andy Warhol e con l’arte di Alechinski, che avrànno su Haring un forte ascendente.

Trasferitosi a New York per motivi di studio, la sua arte si arricchì delle suggestioni derivate dalla sua amicizia con Jean-Michel Basquiat e con gli autori della Beat Generation, come Burroughs.

Dedicatosi all’arte del graffito, Haring lavorò in tutta l’America e riscosse successo anche in Europa, dove l’arista ha lasciato molti segni del proprio passaggio: celebre, ad esempio, la sua opera Tuttomondo sul muro del convento di Sant’Antonio a Pisa, la sua ultima opera pubblica, nonchè ultimo inno alla vita poco prima della morte.

Nel 1990 infatti Haring, gravemente malato, morì nella sua casa di New York a soli 31 anni, lasciandosi alle spalle una serie infinita di muri popolati da figure colorate e vitali e un successo artistico affermatosi in ogni continente e di cui la Mostra di Haring a Palazzo Reale è il grande omaggio resogli dalla città di Milano a quasi trent’anni dalla sua scomparsa.

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JEAN-MICHEL BASQUIAT: IL GENIO DELLA STREET ART

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Writer e pittore statunitense, Jean-Michel Basquiat è stato uno dei più importanti esponenti del graffitismo americano (in inglese Steet art) trasportando, insieme all’amico e collega Keith Haring, questo movimento dalle strade alle gallerie d’arte.
Nato a New York da padre haitiano e da madre statuninense, Jean-Michel Basquiat manifesta  precocemente la sua predisposizione al disegno, ispirato dai cartoni animati e soprattutto dalle frequenti visite al Metropolitan Museum e al Moma.
Nel 1975, a seguito del divorzio dei genitori, Jean-Michel scappa di casa: arrestato per vagabondaggio, l’anno seguente inizia a frequentare la City-as-School a Manhattan, dove conoscerà un giovane artista di nome Al Diaz: con lui inizia a realizzare graffiti per le strade di Ney York, firmandoli con l’acronimo SAMO.
Ritenendola poco utile, nel 1978 Basquiat lascia la scuola e cerca di guadagnarsi da vivere vendendo cartoline da lui decorate. Nel tentativo di promuovere questa sua opera, fa la conoscenza di Andy Warhol con il quale stringerà una profonda amicizia.
In questi anni frequenta i più esclusivi club di New Work, legandosi con personaggi dello spettacolo come Madonna e dell’arte come Keith Haring.
Basquiat ebbe grande successo, ma la sua tossicodipendenza da eroina, aggravata dalla morte di Warhol, lo porterà ad una prematura morte a soli 27 anni.

 

Fino al 26 febbraio, il Mudec di Milano ripercorre la rapida carriera dell’artista americano, che ha saputo dare una personale e particolare interpretazione del graffitismo, facendo convivere senza contrasti cultura occidentale e africana. Un percorso cronologico dai primissimi graffiti alle ultime tormentate opere, in una sintesi di spunti autobiografici, tradizioni africane, ovvi riferimenti alla Pop Art e un accenno anche all’Art Brut di Jean Dubuffet.

LA GRANDE MOSTRA DEDICATA A GUERCINO ANIMA PIACENZA

Dal 4 marzo al 4 giugno, l’artista secentesco emiliano (Cento, FE, 1591 – Bologna, 1666), che in città ha lasciato importanti testimonianze, sarà celebrato con una serie d’iniziative di grande suggestione e di notevole rilevanza storico-artistica, che uniranno in un unico percorso, tra sacro e profano, il Duomo e Palazzo Farnese.

Fulcro di tutta la manifestazione sarà la Cattedrale, la cui cupola ospita lo straordinario ciclo di affreschi realizzato da Guercino tra il 1626 e il 1627 e che si presenterà in tutta la sua bellezza con una nuova illuminazione realizzata da Davide Groppi.
Eccezionalmente, per tutta la durata dell’evento, i visitatori avranno la possibilità, quasi unica e irripetibile, di ascendere all’interno della cupola del Duomo di Piacenza, per ammirare da vicino i sei scomparti affrescati con le immagini dei profeti Aggeo, Osea, Zaccaria, Ezechiele, Michea, Geremia, le lunette in cui si alternano episodi dell’infanzia di Gesù – Annuncio ai Pastori, Adorazione dei pastori, Presentazione al Tempio e Fuga in Egitto – a otto affascinanti Sibille e il fregio del tamburo.
La visita sarà introdotta da una sala multimediale che permetterà al pubblico di leggere in modo innovativo il capolavoro del Guercino e di provare un’inedita esperienza immersiva attraverso particolari visori 3D.

Contemporaneamente, la Cappella ducale di Palazzo Farnese accoglierà una mostra, curata da Daniele Benati e Antonella Gigli, insieme con un comitato scientifico composto da Antonio Paolucci, Fausto Gozzi e David Stone, che presenterà una selezione di 20 capolavori del Guercino, in grado di restituire la lunga parabola che lo ha portato a essere uno degli artisti del Seicento italiano più amati a livello internazionale.