LE CENTRE POMPIDOU CELEBRA IL GENIO DEL READY-MADE

bimbaThe Art Spectator:Marcel Duchamp. La peinture, même”, organizzata dal Centre Pompidou e aperta fino al prossimo 5 gennaio è una mostra che può sembrare svolgersi nel chiaroscuro del paradosso. Attraverso un centinaio di lavori si è infatto scelto di concentrare l’attenzione sulla produzione pittorica di quello che nell’opinione comune viene considerato il maggior eversore della tradizione artistica occidentale – dei suoi valori, delle sue regole e dei suoi rituali – apparso sulla scena pur tanto accidentata del XX secolo.

Una scelta criticamente ineceppibile, peraltro, che può assai proficuamente contribuire, nella percezione diffusa dell’opera e del ruolo di Duchamp, a una lettura meglio bilanciata, non esageratamente condizionata dalla più rivoluzionaria, nota e controversa “produzione” dei ready-mades. Cuore della mostra è uno dei più celebrati capolavori di Duchamp, Le Grand Verre, La mariée mise à nu par ses célibataires, meme. Si parte dai primi disegni, già votati al più disarmante nonsense, fino al notissimo Nu descendant l’escalier del 1912, non mancano cenni all’ossessione erotica  sino al tema della sposa; passando dall’Impressionismo al Fauve, dal Cubismo al Surrealismo, dalle fotografie del fisiologo Etienne-Jules Marey ai film di George Melies, da Cranach a Manet, da Redon e il Simbolismo a Picabia e Kupka. Un percorso che mette in condizione il pubblico di avvicinarsi passo dopo passo a una delle opere-chiave dell’arte d’avanguardia del Novecento Le Grand Verre, opera cardine dell’avanguardia artistica del ‘900.