GIACOMETTI:UN ARCAICO CONTEMPORANEO

1The Art Spectator: «Tutta l’arte del passato, di tutte le epoche, di tutte le civiltà, apparve davanti a me. Tutto era simultaneo, come se lo spazio avesse preso il posto del tempo». Da questa intensa confessione nasce l’idea di restituire ai capolavori di Alberto Giacometti (1901-1966) la loro dimensione d’eternità, avvicinando alle sue sculture sottili e longilinee, scavate nella materia come reperti archeologici, una selezione preziosa di reperti usciti da alcuni tra i più importanti musei italiani d’arte antica.

I prestiti delle opere di Giacometti, concessi da importanti collezioni svizzere oltre che dalla Kuntshaus di Zurigo e dalla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia, saranno accostati per la prima volta alle opere arcaiche del Museo Archeologico Nazionale di Cagliari, del Museo Civico Archeologico di Bologna, del Museo Civico di Palazzo Farnese a Piacenza e del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia.

I lavori di Giacometti e quelli dei suoi antenati animeranno un percorso avvincente, sviluppato per temi e iconografie, basato su un gioco di rimandi, di sguardi incrociati fra capolavori, sottratti alla dimensione del tempo e ricollocati nello spazio della contemporaneità.

Dagli studi condotti negli anni sui punti di contatto fra l’opera di Giacometti e la statuaria d’epoca antica – dall’arte egizia a quella sumera, dai manufatti dell’età del bronzo all’arte greca fino alla scultura africana – è emersa infatti la possibilità di costruire una mappa delle iconografie del passato e delle culture più amate dall’artista, prese a modello per la sua riflessione contemporanea, tesa alla ricerca di forme espressive ancestrali, capaci di rappresentare l’uomo moderno in una visione eterna, in un recupero delle origini e della nostra storia.
Un viaggio affascinante nel tempo (e nello spazio), dimostrerà allora come la sua Femme qui marche, eseguita fra il 1932 e il 1936, riproponga gli stessi canoni di stilizzazione del corpo, la frontalità, la ieraticità, il passo breve avanzato della gamba sinistra, concetto puro di movimento, ispirato all’iconografia egizia.
Nell’ambito dell’art nègre, le Insegne Oko o le Figure Igala della Nigeria con il ventre piatto e allungato, sono testimonianze di immagini dello spirito, forma visibile di un invisibile che l’uomo porta dentro di sé, e che Giacometti studiò a fondo per sue sculture dalle teste minute e il busto fortemente allungato.
Le celebri figure di origine etrusca, come gli Aruspici dai corpi “a lama” del Museo di Villa Giulia a Roma, scoperti dall’artista durante il primo viaggio in Italia fra 1920 e 1921, sembrano tornare idealmente nelle forme immote dello scultore con le quali condividono linearismo, compostezza e armonia. Allo stesso modo il dialogo con i bronzetti nuragici – che segnano un legame con il territorio sardo – può essere spiegato attraverso le parole dello storico dell’arte Giuseppe Marchiori dedicate proprio al sapore antropologico della ricerca di Giacometti e alle forme dei suoi corpi «esili come guerrieri nuragici, senza lance e scudi, oppure simili all’idolo volterrano, agli uomini della notte».
Procedendo per confronti, ecco infine certe piccole Kore di bronzo, con le loro fogge compatte, le braccia stese lungo i fianchi, ricordare la delicatezza delle opere più esili di Giacometti, quelle figure alte pochi centimetri, come l’immagine di Silvio debout; mentre taluni ritratti di Diego o di Annette seduta sono accostabili agli oranti di cultura egizia, alle statue templari o alle prefiche inginocchiate, con la classica posa delle mani aperte, poggiate sulle ginocchia piegate.

NUOVI RECORD D’ASTA PER GLI ITALIANI A LONDRA

astaThe Art Spectator: La prima delle due aste dedicate all’arte italiana a Londra ha riportato da Christie’s il più alto realizzo di sempre per la categoria, con 27,6 milioni di sterline (entro la stima di 22,3-32,3 milioni di £, con l’aggiunta delle commissioni), pur senza includere un lavoro di Burri (lotto 124) venduto immediatamente al termine dell’asta per 1,3 milioni (senza commissioni) dopo non aver trovato compratori in sala.

Ben 58 dei 66 lotti proposti hanno trovato una nuova casa, pari all’88% sia per numero che per valore, grazie ad una sala molto attiva gremita sia di galleristi che di collezionisti privati.
Sebbene il mercato sia internazionale e diversi lotti siano finiti a telefoni impegnati con clienti americani, francesi e asiatici, secondo Mariolina Bassetti, la responsabile della casa d’aste per il settore, la presenza italiana è stata più elevata rispetto all’anno precedente; nei 15 anni di ‘Italian Sale’ a Londra si è passati da un fatturato di circa 4 milioni con un numero superiore di opere in catalogo, a sette volte tanto, sintomo di un impressionante incremento dei prezzi che non riguarda più solamente gli ormai affermati (in termini di mercato internazionale) Fontana, Manzoni, Morandi, de Chirico, ma anche Boetti, Castellani, Bonalumi e Scheggi.
A guidare la lista dei realizzi, infatti, è un lavoro unico storico di Alighiero Boetti, una ‘Colonna’ del 1968 dall’aspetto marmoreo ma in realtà costituita da fragili fogli di carta sagomati e sovrapposti, che ha superato la stima alta di 2 milioni finendo a 2,4 milioni di £ ad un anonimo compratore al telefono, superando così il precedente record per l’artista.
Ben altri cinque record testimoniano la vivacità dell’asta e del settore dell’arte moderna italiana: una grande struttura tridimensionale rossa costruita nel 1969 con fibra di vetro e smalto da Agostino Bonalumi, scomparso un anno fa, ha superato il record per l’artista stabilito solo lo scorso aprile sempre da Christie’s, ma a Milano, fermandosi a 386.500 £; una grande tela di Piero Dorazio ‘Sottovoce Bleu’ del 1960-61 ha scatenato diversi rilanci fino a 280mila £, nuovo record ben oltre le stime.

I realizzi più importanti restano però legati ai nomi già noti, proprio come Manzoni, con un Achrome del ‘58-59 aggiudicato ad un collezionista italiano dopo un solo rilancio a 2,3 milioni, entro la stima di 2-3 milioni di £.
Ben tre dei sette lavori di Fontana proposti hanno trovato posto fra i primi dieci realizzi, fra cui spicca un inusuale ‘Concetto Spaziale’ struttura tridimensionale in alluminio dipinto di rosso, che ha sfiorato il milione di sterline da una stima di 280-350mila £, mentre altri due più tradizionali lavori su tela di grandi dimensioni hanno ottenuto buoni risultati nonostante la palette scura, il primo con sabbia e pezzi di vetro del 1957 assegnato a 1,3 milioni dopo essere stato vanamente inseguito dall’art advisor Amy Cappellazzo, il secondo un buco completamente nero a 1 milione alla galleria Mazzoleni, fresca di sbarco a Londra e presente in sala con ben cinque rappresentati.
Dei dieci lavori di Alighiero Boetti proposti due hanno superato il milione di sterline: oltre alla ‘Colonna’ record, una ‘Mappa’ a fondo verde del 1988 passata di mano a 1,1 milioni di £; tre non hanno trovato un acquirente (lotti 126-128), mente un arazzo è andato aggiudicato alla galleria Nahmad oltre la stima e ben tre lavori ‘minori’ su carta dalle stime più contenute sono andati alla galleria Ben Brown, la cui galleria ha focalizzato la presenza alla fiera Frieze Master proprio sull’eclettico artista italiano.
Risultati costantemente sopra le stime per i cinque lavori di Castellani proposti, grazie anche all’interesse della galleria Cardi, che ne ha portato a casa uno a tinte scure dopo aver partecipato ai rilanci per almeno tre lavori; risultati più incerti invece per i lavori di Burri, con tre invenduti (uno di questi venduto però dopo l’asta) su cinque lavori in catalogo e uno andato alla galleria Nahmad alla stima alta di 1,5 milioni dopo una contesa che ha coinvolto anche la galleria Cardi.
Complessivamente 28 lotti hanno superato le stime alte e 33 le hanno confermate, mentre 16 hanno trovato un compratore dopo un solo rilancio contro la riserva; buoni risultati per i nove lavori tridimensionali proposti, tutti venduti.
A parte la galleria Cardi, che ha cercato invano di portare a casa anche uno Scheggi blu, aggiudicato oltre tre volte la stima alta a 254mila £ e uno bianco (314mila £), riuscendo nell’intento, invece, con un Bonalumi Grigio a 302mila £, molto attiva in sala anche la milanese Tega, che ha comperato un Rotella per 152mila £, ben oltre la stima, e un Morandi per 362mila £, senza però riuscire a mettere le mani su una guache di Marino Marini e la nota Nahmad, che oltre ai due Burri si è aggiudicata un modesto lavoro di de Chirico, un Fontana rosa per 410mila £ dopo aver perso un altro Fontana verde e il Concetto Spaziale nero conquistato invece da Mazzoleni, i quali hanno vinto una lunga battaglia a colpi di rilancio per una grande composizione fotografica a pannelli multipli ‘Contact’ di Gabriele Basilico, per 80mila £, il doppio della stima alta.
L’attenzione dei collezionisti si è rivolta al catalogo di arte italiana proposto da Sotheby’s la sera del 17 ottobre, che ha confermato il periodo di successo per l’arte italiana all’asta.

I risultati record per il mercato dell’arte italiana del dopoguerra ottenuti da Christie’s la sera del 15 ottobre sono stati confermati e talora superati dal catalogo proposto la sera successiva da Sotheby’s sempre a Londra, che grazie ad una selezione ben curata di 49 lavori di cui uno solo invenduto ha riportato il risultato più cospicuo di sempre per un’asta del settore: 41,4 milioni di sterline, ben oltre la stima alta pre-asta di 33,5 milioni, superata anche prima dell’aggiunta delle commissioni: ben otto volte il valore complessivo della prima asta d’arte italiana a Londra organizzata da Sotheby’s nel 1999, come rileva Claudia Dwek, la responsabile del settore per la casa d’aste.
Il risultato è dovuto per oltre un quarto, ben 14 milioni ad un solo lavoro, un ‘Achrome’ di Piero Manzoni dalle dimensioni insolitamente generose del 1958-59, esibito anche alla Tate di Londra nel 2005; dal momento che solo nove lavori simili sono noti e una buona parte di questi riposano in musei, almeno otto pretendenti si sono lanciati in una gara a colpi di rilanci milionari, inizialmente coinvolgendo importanti galleristi come Nahmad e Luxembourg-Dyan, per poi finire in una sfida fra due telefoni probabilmente fra clienti americani, al prezzo record di 12,6 milioni di £, quasi il doppio della stima e tre milioni e mezzo oltre il record precedente del maggio 2013.