Giovanni Boldini, esemplare il catalogo Skira della mostra romana, in corso al Vittoriano fino al 16 luglio 2017

511dTi-m3fLThe Art Spectator: Davvero sorprendente il catalogo Skira della mostra Giovanni Boldini al Vittoriano, presentandosi come un tomo monumentale (311 pagine), ricchissimo di contributi critici e scientifici inediti. Un’opera di ricerca, diretta da Tiziano Panconi, presidente del Comitato scientifico, che si contraddistingue nitidamente nella giungla di cataloghi di mostre, anche su Boldini, sovente ripetitivi e scontati, fatti in fretta e privi di novità e di autentica capacità di indagine.

Ben sette sono i saggi all’indice, a firma dei curatori e di alcuni membri del Comitato scientifico, decisamente appassionante quello di Leo Lecci, dell’Università di Genova, dedicato a Boldini e agli artisti francesi che parteciparono alla biennale veneziana del 1895. Narrativo e comprensibile quello del co-curatore Sergio Gaddi rivolto ai primi anni parigini dell’artista. Pungente e profondo il confronto proposto da Marina Mattei, curatrice dei Musei Capitolini di Roma, fra due grandi artisti italiani, Giovanni Boldini e il compositore Giuseppe Verdi, immortalato dal pittore in due celebri ritratti, e in uno di questi, scrive la Mattei: “il grande compositore è ripreso come un busto, un volto che esce dal buio (in posa quasi del tutto frontale) con paltò, cilindro e la sciarpa di seta che il maestro indossava sempre” (pp. 88-89).

Un importante lavoro di ricerca invece quello svolto da Loredana Angiolino dell’Università de La Sapienza di Roma, nel quale l’autrice ricostruisce, attraverso un novero di lettere inedite, il rapporto di Giovanni Boldini con gli altri artisti italiani, nel suo ruolo di commissario all’Esposizione Universale di Parigi del 1889. Giovanni Boldini a sua volta nominò l’amico artista Telemaco Signorini, quale corrispondete italiano.
Un panorama ampio e originalissimo invece, quello tracciato nel fondamentale capitolo del catalogo a firma del curatore Tiziano Panconi, massimo esperto dell’artista, incentrato sui rapporti fra Boldini e le sue “divine”. Una serie di ritratti di femmine indipendenti e egocentriche. Le donne altolocate che posarono per Boldini. Un saggio basato sulle lettere e fotografie inedite, rintracciate direttamente negli archivi di mezzo mondo dagli eredi e pronipoti di queste donne che sono stati per la prima volta pubblicati, restituendo un volto reale a donne iconiche, delle quali fino ad oggi non sapevamo praticamente niente.
La penna pungente del critico toscano, traccia i ritratti psicologici di queste muse e definisce la natura, spesso confidenziale quando non intima, dei rapporti fra le ritrattate e il maestro. Per esempio “Fascino bellezza e voce da usignolo determinarono il successo di Lina Cavalieri, da molti cronisti e contemporanei considerata la donna più bella del mondo: a Parigi si esibiva alle Folies Bergère, a Londra all’Empire e a Vienna all’English Garden” (p. 22).
In appendice ancora una quarantina di lettere inedite (alcune in francese tradotte da Eleonora di Iulio), con tanto di note, che costituiscono uno dei maggiori contributi forniti fino a oggi alla ricostruzione storico-critica sull’artista. Quest’ultima ben dipanata in un capitolo a parte, nella ricchissima e dettagliatissima “Cronologia biografica”. Entrambi i capitoli cofirmati dalla Angiolino e da Panconi.
Il catalogo vanta la davvero rara introduzione istituzionale del Ministro per i Beni Culturali e per il Turismo Dario Franceschini che, in antefatto, ha voluto riconoscere l’eccezionale lavoro di equipe svolto da questo gruppo di insigni studiosi.
La seconda parte è naturalmente quella dedicata alla galleria di opere in mostra, ben 160 pubblicate a colori, provenienti dai maggiori musei e collezioni private del mondo. Il prezzo di copertina è di 39,00 €, scontato al Bookshop della mostra.

Francesca Vivo Maldarelli
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I grandi storici dell’arte della terra si ritrovano a Roma di fronte al Papa

Intervista a Tiziano Panconi, rappresentante italiano di “International Conference for Culture, Art and Peace”
Tiziano Panconi sul sagrato di San P

Tiziano Panconi

The Art Spectator: A Roma, di fronte al Santo Padre, il 27 maggio, si è riunito il più importante consesso mondiale di storici dell’arte della storia, ognuno in rappresentanza di una nazione e di quattro continenti diversi.

Due i delegati per la Confederazione Russa che raccoglie 22 Repubbliche e altrettanti per gli Stati Uniti d’America con i suoi 51 stati.

Queste le eccezionali personalità della delegazione di “International Conference for Culture, Art and Peace”: Sergej Androsov, specialista in arte europea presso Il Museo dell’Hermitage di San Pietroburgo, Russia; John Azzopardi, specialista nella diffusione del culto paolino a Malta, direttore del Vignacourt Museum di Rabat, Malta; Mark Bell, specialista in investimenti d’arte, docente dell’Emory University Gouizueta Business School di Atlanta, USA; Oei Hong Djien, mecenate a sostegno dell’arte indonesina e patron dell’OHD Museum di Magelang, Indonesia; MarcoGrassi, specialista in conservazione di opere d’arte e consulente presso i più rinomati musei statunitensi come il Metropolitan di New York, USA; Sabine Haag, specialista in scultura del XV secolo XVII, direttore del Kunsthistorisches Museum di Vienna, Austria; Roman Kräussl, analista del mercato dell’arte internazionale, docente presso la School of Finance della University of Luxembourg, Lussemburgo; Anne Labourdette, specialista in storia delle collezioni museali e della loro tutela specialmente in caso di conflitti bellici, conservatrice del patrimonio nazionale Francese presso il Musée de la Chatreuse, Francia; Tiziano Panconi, specialista in pittura italiana del XIX secolo, direttore scientifico del Butterfly Institute Fine Art, Italia; Dimitrios Pandermalis, specialista in archeologia e arte antica, direttore dell’Akropolis Museum di Atene, Grecia; Antonio Filipe Pimentel, specialista in arte antica, direttore del Museo Nazionale di Arte Antica di Lisbona, Portogallo; Mikhail Borisoviĉ Piotrovskij, specialista in museologia e in arte antica orientale, direttore del Museo dell’Hermitage, San Pietroburgo, Russia; Ramin Salsali, mecenate in arte contemporanea e patron del Salsali Private Museum di Dubai, Emirati Arabi Uniti; John T. Spike, specialista in arte del Rinascimento e in arte contemporanea presso il Muscarelle Museum of Art di Williamsburg, USA; Timothy Standring, specialista in arte italiana del XVII secolo e nella pittura di Van Gogh, responsabile per le collezioni del Denver Art Museum, USA; Nina Torres, specialista in arte contemporanea del Sud America, Fondatrice e direttore esecutivo della Miami River Art Fair, USA; Juan Ignacio Vidarte, specialista in arte contemporanea, direttore del Guggenheim Museum di Bilbao, Spagna.  A rappresentare l’Italia Tiziano Panconi, ottocentista, 45 anni.

Tiziano Panconi e Dimitrios Pandermalis, direttore dell'Akopolis Museum di Atene

Tiziano Panconi e Dimitrios Pandermalis, direttore dell’Akropolis Museum di Atene

•Perché ottocentista?

-È una passione per così dire atavica, essendo cresciuto in un ambiente e in una casa di collezionisti e così fin da piccolo ho avuto la fortuna di poter vedere da vicino le opere degli artisti dell’800, amarle e riconoscerle.

•Quali artisti?

-Soprattutto i Macchiaioli, quindi Fattori, Signorini, Lega, Cabianca e poi Boldini.

•Perché Papa Francesco?

-Perché è la più alta entità morale del pianeta e in un’epoca connotata da tensioni e forti contrapposizioni ideologiche come la nostra è necessario un supplemento di impegno e aggiungerei di illuminazione per superare prima di tutto le barriere culturali.

•Allude all’Isis?

-Anche quel tipo di violenza è possibile grazie all’ignoranza, sopra la quale prolificano i più biechi indottrinamenti ideologici e religiosi di massa. Nessuna religione, ovviamente, prevede l’omicidio e il giustizialismo.

Quale è stato il messaggio del Papa?

-Come può immaginare quando si consegna un documento e specifico e eloquente come questo a un Papa non sono importanti le risposte immediate ma si raccoglie la testimonianza di una condivisione di principi. Questa partecipazione avviene attraverso una fitta progressione di relazioni diplomatiche e istituzionali, prima con la Prefettura Pontificia e poi attraverso l’incontro e il dialogo con il Pontefice che si è reso disponibile a essere depositario del Manifesto delle Nazioni.

•Quali sono gli argomenti trattati nel manifesto consegnato a Papa Francesco?

-Il “Manifesto delle Nazioni” è una esortazione ai governi e a tutti gli uomini e le donne di cultura del mondo, affinché i beni culturali siano assunti quale linguaggio universale per il dialogo fra i popoli.

•Cosa pensa del ministro dei beni culturali Franceschini?

-E’ arrivato al ministero in un momento difficile, nel quale la politica ha perso credibilità ed è quindi più debole ma ha compreso subito che il nemico è dentro casa, cioè la burocrazia, sulla quale purtroppo si regge tutto il sistema di governance dei beni culturali italiani. Sta attuando una importante riforma che, inevitabilmente con qualche insufficienza, segna una svolta fondamentale.

Tiziano Panconi al Quirinale

Tiziano Panconi nel corso della visita ufficiale al Quirinale

•Utilizza Twitter?

-No e nemmeno Facebook e non sono amante del telefonino sebbene lo usi molto. Sono un passionario della scrittura e comunico più facilmente via email.

•Qual è l’ultimo film che ha visto?

-The Avengers 2 con moglie e due figli piccoli.

•Bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno?

-Tutto pieno.

•Il problema principale dei beni culturali italiani?

-Sono moltissimi, uno per tutti la mancanza e il tipo di promozione. Si pensa al Louvre per la Gioconda, un solo quadro, nell’immaginario comune, è testimonial di una collezione di migliaia di capolavori dei più grandi artisti del passato.

Nessuna opera rappresenta allo stesso modo per esempio gli Uffizi o Capodimonte e questo, per la promozione dei musei, costituisce un fortissimo limite.

•Qual è l’opera che le piacerebbe promuovere?

-“La rotonda di Palmieri” di Giovanni Fattori, capostipite dei Macchiaioli, che potrebbe assurgere a icona della Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti di Firenze. E’ un dipinto di piccole dimensioni, del 1866, che costituisce il baluardo dell’avanguardia artistica universale di quell’epoca. Lo vada a vedere.

•Possiamo considerare Fattori il padre della pittura italiana dell’800?

-Intendiamoci, non voglio accendere l’ennesima polemica sul primato di capostipite della pittura italiana ma se, gioco forza, escludiamo il caso a parte dei divisionisti e gli artisti attivi a Parigi e quindi stilisticamente più legati alla Francia come Boldini, De Nittis e Zandomeneghi che quindi non rappresentano integralmente il linguaggio artistico italiano, Fattori si attesta quale figura simbolo di quel lessico espressivo – di tipo naturalista – autoctono e nazionale, poiché maggiormente diffuso, sul quale si innesta tutta l’arte italiana dell’epoca.

•Quali emozioni suscitano in lei le opere di Fattori?

-E’ uno dei pochi artisti che riesce sempre a sorprendermi per quella sua capacità di caratterizzare e rendere esteticamente preziosa ogni più piccola parte del dipinto, attraverso un disegno rigorosissimo eppure originale. Considero Fattori – così come su un versante estetico opposto Boldini – un genio dell’arte universale e osservando quelle schiene di buoi scarni incurvate dalla fatica o quei volti ruvidi di soldati intrisi di malinconia, vi si legge una capacità di analisi psicologica senza pari. Come in un mosaico, ogni frammento del racconto è, nei quadri di Fattori, strettamente funzionale all’altro, riuscendo a creare un insieme monumentale di magistrale coerenza estetica e potentissima forza espressiva.

•Ci segnali un’altra opera di Fattori.

Vi è una tela di grandi dimensioni, circa 45 x 80 cm, che essendo stato Fattori il pittore delle piccole “tavolette” ricavate dalle sue scatole di sigari, definirei un importantissimo e rarissimo fuori formato, rappresentante un artigliere a cavallo mentre, guardandosi attorno, incede nella campagna con passo lento, sguardo fermo e disincantato. Vicino a loro, ancora due cavalli bardati che scrutano l’orizzonte. L’ambientazione è quella delle terre brulle della Maremma e dei campi estivi di erba gialla bruciata dal Sole. In questo quadro, un capolavoro della maturità dell’artista (1907), si avverte un sentimento di solenne devozione alla madre terra, nella quale si ritrovano a vivere con semplicità quali protagonisti, l’uno a fianco all’altro con pari dignità, uomini e bestie. L’atmosfera è satura di calura estiva e nella calma placida della pianura, sovrastata dal cielo screziato e inquieto che corre basso e arioso verso l’orizzonte, aleggia una nota di drammaticità a alimentare la vitale credibilità degli interpreti.

•Qual è fra i suoi libri quello a cui è più affezionato?

-E’ il catalogo di una mostra. Boldini Mon Amour, questo il titolo che da una parte allude agli amori intensamente vissuti da questo gigante italiano della pittura e dall’altra al mio rapporto viscerale, sebbene postumo, con lui e con le sue opere. Inoltre rappresenta forse il momento esatto della raggiunta maturità, spero, di scrittore saggista. Ha la presentazione di Sandro Bondi che quando la scrisse era ministro dei beni culturali.

•Il libro che avrebbe voluto scrivere ma che non scriverà mai?

-Il catalogo generale di Fattori, perché ci sono altri studiosi come me impegnati da decenni su questo fronte ampio e complesso e dunque sovrapporsi sarebbe un inutile dispendio di energie. Continuo però a studiarne i suoi dipinti con grande passione.

-E quello che vorrebbe scrivere?

•Mi piacerebbe lavorare a fondo su Modigliani, allievo di Fattori e sulla cui opera, dopo la scomparsa di Ceroni, è stata fatta moltissima confusione. C’è invece un libro che ho già scritto e che sta per uscire in libreria, ovvero il Catalogo Generale ragionato delle opere dipinte da Telemaco Signorini.

•Come passa il suo tempo?

-Abito in Toscana, si fa per dire visto che lavoro per la casa d’aste Cambi di Milano-Londra, poi a Lugano per il Butterfly Institute Fine Art, poi svolgo consulenze recandomi spesso all’estero, poi ci sono lo studio, i libri, i convegni, il mercato e così il tempo è davvero poco e quello che rimane è dedicato alla famiglia.

•Come è stato il suo incontro con il Papa?

-Emozionante e sorprendente. Nel senso che mi sono trovato dinanzi a un uomo straordinario che a differenza di tutti gli altri che ho conosciuto, parla in modo diretto, senza alcun filtro e senza timori. Mi ha preso alla sprovvista con domande dirette che per questo arrivano all’anima, attendendo risposte altrettanto spontanee e sincere e non ero preparato ad affrontare un dialogo così limpido e profondo. Non lo dimenticherò.

•Come immagina il suo futuro?

-Proiettato in una dimensione sempre più internazionale, perché essendo la mia professione molto legata al mercato dell’arte è necessario presenziare sulle piazze maggiori come New York e Londra che è ormai la capitale mondiale del mercato dell’arte.

Mi sono stati anche offerti alcuni incarichi quale curatore di grandi mostre culturali italiane che mi impegnerebbero almeno per i prossimi cinque anni, dunque nei mesi a venire dovrò operare scelte professionalmente importanti.

IL CASO BOLDINI: LE GRANDI MOSTRE 2015 DEL “PEINTRE ITALIEN” FAMOSO NEL MONDO

4The Art Spectator: E’ ancora il caso Boldini a tenere viva l’attenzione degli appassionati sulla pittura italiana dell’800, attraverso le due mostre in corso dedicate al grande maestro ferrarese parigino d’adozione.
La prima si è aperta il 1 febbraio a Forlì al Museo di San Domenico e andrà avanti fino al 14 giugno e la seconda invece al Castello Estense di Ferrara, dove sono esposte opere di Boldini e De Pisis, appartenenti ai musei di Palazzo Massari, chiuso per lavori di restauro e di messa in sicurezza dopo il terremoto del 2012.
Questa seconda esposizione dal titolo “L’arte per l’arte”, intende riconsegnare al pubblico un patrimonio rimasto a lungo nascosto.
Boldini, considerato un genio dell’arte universale, era alto soltanto un metro e cinquantaquattro centimetri ma nonostante ciò sedusse alcune delle donne più belle della Parigi di fin du siecle, che naturalmente ritrasse nei suoi quadri mirabolanti.
Anche il ministero per i beni culturali, cui compete la tutela e promozione del patrimonio artistico nazionale è impegnato, attraverso i patrocini e un vasto programma di attività propagandistiche legate a Expo 2015, nell’opera di valorizzazione delle eccellenze italiane come Boldini che rappresentano l’italianità nelle sue accezioni più alte. Nell’immagine il ministro dei beni culturali Dario Franceschini di fronte a un quadro di Boldini e insieme allo storico dell’arte Tiziano Panconi, massimo esperto dell’artista che ha annunciato un ulteriore evento dedicato a Boldini che si terrà a Londra nel prossimo autunno.
La bellezza, soprattutto quella femminile – scrive Panconi in uno dei suoi libri più famosi: “Boldini mon amour” – è stato l’effettivo terreno d’azione su cui Boldini effettuò una vasta ricognizione estetica e una profonda indagine psicologica. Su queste basi, seppe coniare un modello di grazia idealizzato del tutto rispondente all’avvenenza aristocratica ed emancipata e ai tratti fisionomici di Berthè, la sua prima modella e amante francese. Ne sono un esempio, le tele che raffigurano Madame Ferguson, Madame Lanthème, la Contessa de Rasty, e altre ancora. Molti i dipinti e le foto edite e inedite raccolte nell’archivio dello studioso italo svizzero che saranno esposte a Londra; molte della moglie Emilia Cardona, e insieme i biglietti da visita lasciati in vita sia a Giovanni Boldini, sia al terzo marito di Emilia, lo scultore Francesco La Monaca – all’epoca anch’esso domiciliato a Parigi – e rinvenuti nell’abitazione di Pistoia dal nipote della vedova Boldini.

Tiziano Panconi e il Ministro Dario Franceschini

Tiziano Panconi e il Ministro Dario Franceschini

 

Proprio a Panconi si deve fra l’altro il ritrovamento di alcune importanti testimonianze epistolari e fotografiche che hanno permesso di ricostruire alcuni passi fondamentali delle vicende umane e affettive che segnarono la controversa convivenza fra l’insigne ma ormai anziano maestro italo francese e la giovane letterata piemontese che coltivava una relazione sentimentale parallela. Emilia Cardona Boldini, infatti, negli ultimi anni di vita del primo marito, appunto il già famosissimo e vecchio Boldini, che era ormai cieco, rimase incinta dello scultore La Monaca, dando segretamente alla luce una bambina, poi affidata in adozione attraverso il comune di Parigi.

I numerosi disegni a matita dedicati a Milly, come lui chiamava affettuosamente la moglie, completano il quadro di testimonianze di una lunga esistenza contrassegnata dalla convulsiva attrazione per le donne e dal persistente affinamento di un gusto estetico superiore su cui poggiò la sua originale cifra espressiva.
Boldini protagonista indiscusso anche sul versante del mercato dell’arte e specialmente delle aste internazionali di Londra, Parigi e New York della prossima primavera, nelle quali, c’è da giurarci, le sue tele faranno registrare ancora una volta prezzi pluri milionari, sebbene il mercato di questo grande maestro sia come molti suoi pari inquinato e sussistano casi di opere non originali attribuite e pubblicate come autentiche Boldini da “esperti disattenti” e poi vendute in aste pubbliche o in gallerie rinomate a prezzi apparentemente appetibili. Ciò specularmente a quanto accade per i falsi Modigliani che hanno contaminato il mercato – dopo la morte del suo più insigne e intransigente esperto Ambrogio Ceroni – sebbene anche per Boldini di fronte a attribuzioni “troppo generose”, i collezionisti più avveduti non “abbocchino”, armandosi di molta prudenza e i dipinti “dubbi” vadano sovente invenduti o aggiudicati a cifre irrisorie, di per sé molto molto sospette.
Il 9 dicembre 2014 la Christies di Londra ha aggiudicato una minuscola tavoletta di Boldini, di cm 27,3 x 21,6, Protrait of a Lady del 1897, per 133.000 euro, mentre i grandi ritratti hanno sovente superato i 2 milioni di euro, fino al record del 2010 di oltre 4 milioni.
Anche al Tefaf di Maastricht, la più grande fiera antiquaria del mondo che si terrà dal 13 al 22 marzo, saranno presentate in vendita tele di Giovanni Boldini, offerte da gallerie inglesi e americane. Un 2015 insomma all’insegna della grande pittura italiana dell’800 e del suo capostipite Boldini.

I 100 NOMI CHE CONTANO DELL’ART SYSTEM ITALIANO

Un’inchiesta di The Art Spectator, condotta intervistando un campione di oltre 6500 persone, ha identificato i principali protagonisti dell’art system italiano 2014, individuati fra potenti critici e storici dell’arte, galleristi, editori e collezionisti.

Chiunque abbia tentato di addentrarsi nel vastissimo e complicato universo dell’art system italiano, si sarà accorto di trovarsi di fronte a un monolite impenetrabile, governato da una ristretta cerchia di personaggi eccellenti che fanno il bello e il cattivo tempo in ogni comparto del sistema, sia che si tratti di mercato dell’arte, sia di quello estremamente munifico delle mostre culturali finanziate dagli enti pubblici, di quello dell’editoria e di tutto quanto giri intorno alla commercializzazione, tutela e promozione del patrimonio artistico e culturale. A sparigliare l’apparato vi sono tuttavia anche un buon numero di liberi battitori, di professionisti indipendenti, svincolati da logiche di sistema, che perseguono i loro obiettivi difendendo esclusivamente i loro legittimi interessi.

Proprio di queste settimane l’inchiesta della procura di Firenze, aperta su segnalazione di un imprenditore – che ipotizzando l’abuso d’ufficio per l’affidamento irregolare di una convenzione assicurativa, privilegiando una compagnia rispetto alle altre – ha coinvolto l’ex soprintendete del Polo museale fiorentino Cristina Acidini e il direttore dei musei vaticani, già ministro dei beni culturali Antonio Paolucci, saldamente in sella al quarto posto della nostra classifica; nella quale alla Acidini, auto prepensionatasi in seguito ai fatti contestatigli, spettava una rispettabilissima 29ma posizione.

A ben vedere gli interessi privati delle lobby dell’art system, si allacciano neanche a dirlo, con quelli del pubblico e così sono spesso le stesse persone e gli stessi ramificati centri di potere a decidere a quali artisti dedicare una grande mostra, piuttosto che un libro e dunque cosa spingere o meno sul mercato dell’arte nazionale e internazionale. L’inchiesta di The Art Spectator ha fatto emergere come le figure professionali in Italia siano sovente interscambiabili e gli stessi soggetti abbiano partecipazioni o interessi in gallerie, edizioni, case d’asta, finanziarie, banche e aziende di creazione di eventi, detenendo così il controllo del sistema, i cui garanti etici sono gli storici e i critici d’arte che profumatamente pagati forniscono la loro consacrazione culturale e, i più autorevoli, tal volta idolatrati, sanciscono anche insindacabilmente l’autenticità o meno delle opere. Altri, i cosiddetti “divulgatori” come il quotatissimo e poliedrico Vittorio Sgarbi, o il più giornalistico Philippe Daverio, sono i principali responsabili dei palinsesti specificatamente dedicati all’arte da televisioni, giornali e rubriche.

Le fondazioni godono di benefici fiscali e anche quelle a partecipazione pubblica possono assegnare lavoro e incarichi per l’espletamento di servizi a affidamento diretto, quindi senza bandi, alle aziende preferite.

Esautorati nelle loro funzioni dalla nuova riforma del Mibact voluta dal ministro Dario Franceschini, i sovrintendenti sono stati fino ad oggi, i veri monarchi dei territori di competenza. I direttori di museo infatti non saranno più, come adesso, meri subalterni dei sovrintendenti ma veri e propri manager con autonomia decisionale.

Intorno alla salvaguardia e tutela del patrimonio artistico si muove un business fra i più munifici e meno notori che fanno la fortuna delle aziende culturali e creative italiane che, nel 2013, hanno fatturato 21,5 miliardi di euro. Questa la cifra se escludiamo il turismo artistico, che costituisce la voce di bilancio più significativa.

Dalla gestione tutta politica della Biennale d’arte della Città di Venezia, fino a quella del Colosseo (si veda il caso della sponsorizzazione di Della Valle) o del Foro di Pompei, l’Italia è un cantiere continuamente aperto, dove si intrecciano interessi pubblici e privati. Vi è poi il capitolo del mercato delle expertise, attraverso le quali è sancita l’autenticità delle opere e conseguentemente il loro valore venale. Innumerevoli i casi di opere riconosciute autentiche e poi disconosciute o viceversa, sempre a inoppugnabile giudizio dei critici e degli storici d’arte che contano, il cui parere è ritenuto indispensabile per il mercato. Gli storici dell’arte e critici più potenti sono coloro che si dimostrano capaci di influenzare o addirittura condizionare gli acquisti dei collezionisti privati e pubblici e dunque, tal volta a nomi di esperti sconosciuti ai più, si associano interessi collezionistici plurimilionari. Non vi è collezionista, dal più grande al più piccolo, che non abbia il suo “connoisseurship” di fiducia, alcuni dei quali svolgono la loro attività addirittura in regime di semi esclusività, per i “top clients” italiani e esteri.

Artisti di grido, gallerie e case d’asta si contendono il mercato dell’arte, affrontando un percorso commerciale non sempre ben distinto da quello culturale che a leggere la lista dei nomi eccellenti dei suoi 100 più importanti protagonisti è invece alimentato da una convergenza ben salda di interessi che compongono appunto il monolite impenetrabile dell’art system nazionale.

Molti i casi delle gallerie e aste dello Stivale con sedi estere, come Cambi, Contini, Baroni, Lampronti, Mazzoleni, Moretti, Quadrifoglio, Voena e Tornabuoni. In Italia hanno naturalmente le loro succursali le più importanti case d’asta internazionali quali Christies, Sothebys, Bonhams e Dorotheum e dal 2007, a Roma, anche la Galleria Gagosian, un colosso mondiale da un miliardo di dollari annui di fatturato. Fra le maggiori case d’incanto italiane, per un giro d’affari complessivo di oltre 80 milioni a stagione, vi sono Blindarte, Boetto, Cambi, Della Rocca, Farsetti, Florence Number Nine, Il Ponte, Meeting Art, Minerva, Pananti, Pandolfini, Porro, Sant’agostino e Wannenes.

Artisti come il naturalizzato italiano Botero (record d’asta 1,5 mlioni di euro per un dipinto), attivo a Pietrasanta ma residente a Montecarlo di Monaco, come Cattelan (6,33 miloni di euro, record per una scultura), Mitoraj (211 mila euro, record per una testa in bronzo), scomparso il 6 ottobre,  e molti altri, rappresentano il fulcro vitale dell’impulso economico fornito dall’arte contemporanea in Italia e nel mondo.

Ecco i nomi emersi, in ordine di rilevanza, dei cento personaggi più influenti dell’arte italiana nel 2014: 1) Miuccia Prada – imprenditrice; 2) Fernando Botero – artista; 3) Marina Berlusconi – editore; 4) Antonio Paolucci – direttore Musei vaticani; 5) Franco Bernabè – presidente Palaexpo, Roma; 6) Gimmo Etro – stilista; 7) Luigi Koelliker – imprenditore; 8) Emmanuele Francesco Maria Emanuele – presidente Fondazione Roma; 9) Diego Della Valle – imprenditore; 10) Maria Sole Agnelli Teodorani Fabbri – presidente Fondazione Agnelli; 11) Vittorio Sgarbi – storico dell’arte; 12) Luigi Abete – presidente Civita servizi; 13) Antonia Pasqua Recchia – direttore generale Mibact; 14) Lorenzo Bini Smaghi – presidente Fondazione Palazzo Strozzi; 15) Marco Goldin – manager culturale; 16) Maurizio Cattelan – artista; 17) Ludovico Ortona – amministratore unico Arcus; 18) Germano Celant – direttore artistico Expo 2015; 19) Fabrizio Moretti – gallerista; 20) Domenico Piraina – direttore Palazzo Reale; 21) Mina Gregori – storico dell’arte; 22) Enrico Crispolti – critico d’arte; 23) Salvatore Settis – docente universitario; 24) Patrizia Sandretto Re Rebaudengo – collezionista; 25) Achille Bonito Oliva – critico d’arte; 26) Paolo Baratta – presidente Biennale di Venezia; 27) Tiziano Panconi – storico dell’arte; 28) Nicoletta Fiorucci – collezionista; 29) Marco Drago – editore; 30) Philippe Daverio – storico dell’arte; 31) Umberto Allemandi – editore; 32) Giuliano Gori – collezionista; 33) Nicola Spinosa – storico dell’arte; 34) Giovanni Puglisi – presidente Unesco, Italia; 35) Carlo Orsi – presidente Associazione antiquari d’Italia; 36) Luigi Cremonini – imprenditore; 37) Roberto Casamonti – gallerista; 38) Massimo Vitta Zelman – presidente Skira; 39) Francesco Bonami – critico d’arte; 40) Flavio Caroli – critico d’arte; 41) Alvise di Canossa – presidente Arteria; 42) Nini Ardemagni Laurini – presidente Fondazione Fontana; 43) Filippo Zevi – AD Giunti editore; 44) Antonio Natali – direttore Galleria degli Uffizi; 45) Marco Voena – gallerista; 46) Giulio Tega – gallerista; 47) Fernando Mazzocca – storico dell’arte; 48) Giovanna Melandri – presidente Fondazione Maxxi; 49) Sergio Campagnolo – media relations; 50)  Giovanna Marinelli – assessore alla cultura, Roma; 51) Luigi Cavallo – critico d’arte; 52) Claudio Strinati – storico dell’arte; 53) Frediano e Franco Farsetti – galleristi; 54) Giovanni Mazzoleni – gallerista; 55) Giancarlo Politi – direttore Flash Art; 56) Sandrina Bandera – soprintendente, Milano; 57) Filippo Del Corno – assessore alla cultura, Milano; 58) Giancarlo Forestieri – presidente Fondazione Magnani Rocca; 59) Cesare Lampronti – gallerista; 60) Claudia Ferrazzi – manager culturale; 61) Giovanni Pratesi – antiquario; 62) Nella Longari – antiquario; 63) Claudio Spadoni – curatore Artefiera; 64) Sarah Cusulich Canarutto – direttrice Artissima; 65) Igor Mitoraj – artista; 66) Paolo Piccozza – presidente Fondazione De Chirico; 67) Alberto Di Castro – antiquario;  68) Pepi Marchetti Franchi – direttrice Galleria Gagosian, Roma; 69) Catia Bastioli – presidente Terna; 70) Antonella Purpura – direttore Gam, Palermo; 71) Giuliano Matteucci – esperto d’arte; 72) Antonio Finotti – presidente Fondazione Cariparo; 73) Faustino Lechi – presidente Fondazione Brescia Musei; 74) Flaminio Gualdoni – critico d’arte; 75) Lucrezia de Domizio Durini – collezionista; 76) Filippo Lotti – AD Sotheby’s Italia; 77) Carlo Teardo – presidente Fima; 78) Daniele Benati – docente universitario; 79) Maurizio Seracini – ingegnere beni culturali; 80) Mario Caligiuri – assessore alla cultura, regione Calabria; 81) Stefano Contini – gallerista; 82) Anna Maria Buzzi – direttore generale valorizzazione del patrimonio culturale; 83) Carlo Pedretti – docente universitario; 84) Massimiliano Tonelli – giornalista; 85) Nando Peretti – mercante d’arte; 86) Luca Palazzoli – gallerista; 87) Dario Succi – storico dell’arte; 88) Fabrizio Lemme – avvocato; 89) Federico Bano, presidente Fondazione Bano; 90) Antonio Sapone – gallerista; 91) Luisa Lepri – direttrice Sotheby’s, Roma; 92) Clarice Pecori Giraldi – AD Christies Italia; 93) Maria Vittoria Marina Clarelli – direttrice Gnam, Roma; 94) Cristiana Collu – direttrice Mart; 95) Gianfranco Bruno – docente universitario; 96) Pablo Carrara – AD Meeting Art; 97) Gabriella Belli – direttrice Musei civici Venezia; 98) Maria Teresa Tosi – direttrice Fondazione Marini; 99) Alessandra Mottola Molfino – storica dell’arte; 100) Lorella Pagnucco Salvemini – direttore Arte In.

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