QUESTO WEEK END: OPEN HOUSE ROMA 2017

The Art Spectator: Open House Roma è un evento annuale che in un solo week end consente l’apertura gratuita di centinaia di edifici della Capitale notevoli per le peculiarità architettoniche – artistiche e che, a differenza di iniziative simili, rivolge particolare attenzione oltre che al patrimonio storico, anche e soprattutto a quello moderno e contemporaneo, fino ad aprire la visita anche dei cantieri della città in trasformazione.

Open House è il grande evento di architettura sviluppato in 4 continenti e 31 città parte dell’evento internazionale Open House Worldwide.

Le visite guidate gratuite, effettuate dai progettisti stessi, dai cultori dell’architettura, dagli studenti delle tre Facoltà di Roma, IED e Accademia di Belle Arti di Roma e dai volontari Touring Club Italiano, i tour pedonali e ciclabili, più i  numerosi eventi speciali permetteranno ai cittadini di scoprire il patrimonio nascosto della capitale: quegli spazi che per la loro quotidiana funzione o per mancanza di occasioni non sono aperti alla fruizione pubblica.

La sesta edizione  di OPEN HOUSE ROMA  si terrà dal 6 e 7 maggio 2017.

DONI D’AMORE: ESSERE DONNA NEL RINASCIMENTO

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The Art Spectator: La mostra visitabile sino al 15 gennaio 2014  presso la Pinacoteca Zust di Rancate, Mendrisio racconta il Rinascimento attraverso la storia del ruolo della donna a partire dall’epoca tardogotica e rinascimentale analizzando i rituali che ne segnavano il passaggio da fanciulla posta sotto la tutela del padre a sposa assoggettata al marito.

Tema dominante del percorso espositivo è la lettura delle valenze simboliche attribuite dalla società del tempo ai manufatti realizzati in occasione degli eventi più importanti nella vita di una donna rinascimentale: il fidanzamento, il matrimonio e la nascita dei figli. Se a un primo sguardo la preziosità dei materiali e la raffinatezza della lavorazione ne segnalavano l’elevato costo, la scelta dei materiali sottintendeva significati più intimi e reconditi: dall’allusione erotica degli oggetti da toeletta in avorio, materia dalla coeva letteratura equiparata per il suo candore e levigatezza all’incarnato femminile, ai messaggi beneauguranti degli anelli, dovuti alle proprietà delle pietre preziose incastonate. A questi contenuti in alcuni casi si sovrapponeva quello suggerito dalla conformazione stessa dell’oggetto: gli anelli detti maninfede evocavano, per il motivo delle due mani intrecciate, la promessa di matrimonio sancita dalla stretta di mano, mentre il cofanetto richiamava, per la sua funzione di contenere e custodire, il grembo femminile ricettacolo del seme maschile. Altre volte, le valenze simboliche erano desunte da antiche tradizioni, come nel caso della cintura considerata emblema di castità, e perciò tipico dono di fidanzamento, in relazione al rito di epoca romana di annodare alla vita della sposa un nastro sciolto dal marito la prima notte di nozze.
Ad arricchire il contesto espositivo ed evidenziare i significati degli oggetti in mostra è l’accostamento con dipinti coevi nei quali gioielli, tessuti e manufatti si trovano raffigurati.

ALL’EX SCALO FARINI UNA MOSTRA DEDICATA AI GIORNI DEI DINOSAURI

d_dino-12-2 (1)The Art Spectator: Un nuovo spazio espositivo a Milano, l’ex scalo Farini in via Valtellina 7, ospiterà sino all’11 gennaio la mostra internazionale ‘Days of the Dinosaur’. E’ stata inaugurata l’esposizione con oltre 30 dinosauri a dimensione naturale, animati con la sofisticata tecnologia animatronica, più tanti altri esemplari nell’area interattiva dedicata al gioco.

Un emozionante viaggio nel tempo, alla scoperta delle creature mostruose che popolavano la terra più di 100 milioni di anni fa. Days of the Dinosaur arriva nel capoluogo lombardo dopo aver fatto il giro del mondo – già allestita in venti paesi, dall’Argentina al Sudafrica all’Italia, con oltre 400.000 spettatori nelle edizioni di Roma, Torino, Napoli, Molfetta e Genova. La mostra è un’esperienza unica, innovativa nel suo genere, in grado di coinvolgere un pubblico trasversale (dai bambini fino ai genitori e ai nonni), in un indimenticabile viaggio a ritroso nel tempo fino all’era del Mesozoico, l’era in cui i dinosauri dominavano il mondo.

ROMA CITTA’ – MUSEO APERTA

open-museum-open-city-maxxi-romaThe Art Spectator: Il progetto OPEN MUSEUM OPEN CITY vuole essere una proposta per vivere il museo come un foro della città, luogo di incontro e confronto dove l’arte trova espressione attraverso performance, teatro, danza, musica, cinema, narrazioni, dibattiti, proiezioni.

Dal 24 ottobre al 30 novembre il MAXXI si svuota per riempirsi di suono. Immateriale, immersivo, incontrollabile, onnipresente, invisibile, il suono è l’aspetto più radicale e sperimentale dell’arte contemporanea, uno strumento perfetto per conquistare spazi di libertà espressiva.

A riempire gli spazi sono le installazioni site specific di Justin Bennett, Cevdet Erek, Lara Favaretto, Francesco Fonassi, Bill Fontana, Jean-Baptiste Ganne, Ryoji Ikeda, Haroon Mirza, Philippe Rahm e RAM radioartemobile che trasformano il museo di volta in volta in un ambiente urbano, intimo, spirituale, politico, ridefinendo così anche il suo significato di istituzione pubblica.

Un’iniziativa che è anche un opportunità concreta di espressione e coinvolgimento per il fruitore:

Fino al 30 novembre 2014, sarà infatti possibile inviare una traccia sonora della durata massima di 3 minuti utilizzando l’applicazione mobile dedicata alla mostra oppure registrando la traccia direttamente presso la postazione di RAM nella hall del MAXXI, il martedì e il giovedì, dalle 17.00 alle18.00.

INAUGURA A ROMA LA PRIMA PERSONALE DEDICATA A GIUSEPPE STAMPONE

bimbaThe Art Spectator: In occasione della decima Giornata del Contemporaneo, l’Istituto Nazionale per la Grafica annuncia la prima grande personale di Giuseppe Stampone a Roma. Curata da Raffaele Gavarro e Antonella Renzitti. Il titolo cita le parole iniziali di un celebre e ancora attualissimo testo di Antonio Gramsci: “Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti”. (11 febbraio 1917).
Odio gli indifferenti raccoglie tutta una serie di opere che Stampone ha realizzato in questi anni e che dichiarano la necessità di un impegno dell’arte nel tempo in cui viviamo. Convinto che l’opera rappresenti un vero e proprio “atto performativo” Stampone contribuisce in modo decisivo all’attuarsi dello spostamento dell’opera d’arte da una condizione di tipo estetico ad una di natura etica.
Nelle sale espositive al primo piano di Palazzo Poli, Stampone proporrà una personale visione geopolitica e sociale realizzando un’installazione dedicata ai premi Nobel per la pace, accompagnata da disegni a penna bic delle bandiere delle nazioni a cui appartengono i destinatari del premio dal 1901 al 2013, dai ritratti dei più noti dittatori della storia dell’umanità e da una grande mappa del mondo. Nella terza sala viene presentato al pubblico, per la prima volta in un museo, il progetto neodimensionale Solstizio. Stampone renderà tangibile l’azione di arte globale iniziata nel 2008 come struttura di social network dal quale emergono diversi modi di osservazione e di indagine delle realtà che ci circondano. Attraverso monitor, documenti, fotografie e postazioni interattive, si connetteranno esperienze artistiche con esperienze sociali, per quella che Stampone definisce Global Education, dalla quale deriveranno poi anche dei veri e propri laboratori didattici.

UN MUSEO PER I TEMPLI ITALICI A SCHIVI D’ABRUZZO

3398652f612b36cf28a6329c04ad02a62f31a9cThe Art Spectator: Il Museo Archeologico di Schiavi D’Abruzzo,in provincia di Chieti, è dedicato a una tra le più importanti e meglio conservate aree sacre di culto utilizzate dai Sanniti Pentri,la popolazione italica che costruì i templi a partire dal II secolo avanti Cristo. Ospitato nel centro storico del paese, il Museo è frutto della collaborazione tra Soprintendenza beni archeologici dell’Abruzzo,Comune di Schiavi D’Abruzzo,Provincia di Chieti e Cooperativa Parsifal. I due templi che campeggiano nell’Area Sacra sono ubicati a circa 1000 metri di altitudine e sono di estremo interesse per la storia dell’architettura etrusco-italica, sia come articolazione delle parti sia per i votivi anatomici in terracotta emersi dalle ricerche archeologiche.
Nell’Area Sacra l’attività cultuale sembrerebbe continuare senza interruzione dall’età ellenistica fino alle soglie del XIV secolo, quando il sito fu sepolto da una frana. Sempre alla sfera del sacro sembra riconducibile la presenza, nelle immediate vicinanze dell’Area Sacra, di una necropoli che ha sinora restituito sepolture databili dall’XI secolo a.C. al IV secolo d.C.
Il Museo immette il visitatore in un percorso obbligato ad anello che approfondisce due tematiche principali: l’Area Sacra, con un’analisi delle soluzioni architettoniche adottate nei due templi ed i rituali ad essi collegati; le sepolture ed i riti funerari, coi ricchi corredi di prima età imperiale provenienti dalle tombe ad inumazione ed ad incinerazione rinvenute nella vicina necropoli.
Lo spazio espositivo è stato realizzato con una finalità didattico-comunicativa utilizzando varie
forme di linguaggio, che giocano coi colori, i suoni, la luce, le immagini. Ampio spazio alle installazioni tridimensionali volte a “spiegare” in maniera diretta al visitatore alcune delle tematiche più rilevanti tra quelle trattate nell’allestimento.

 

Le suggestioni in bianco e nero di Herbert List alle Stelline

The art spectator: Amico di Robert Capa, professionista per la mitica Agenzia Magnum, Herbert List è stato uno dei grandi autori della Fotografia del XX secolo. I suoi scatti non sono soltanto espressione della capacità di cogliere l’attimo perfetto, ma anche della passione per gli studi classici e della sensibilità lirica, che connotano la personalità di List.
La sua estetica quasi surrealista è presentata alla Fondazione Stelline di corso Magenta con la mostra The Magical in Passing , ricca di oltre 120 fotografie. Una sorta di compendio del lavoro dell’artista tedesco. Architettura, still-life, street photography, ritratto, documentazione e catalogazione, è tutto in mostra. Compresa una dichiarazione d’amore per l’Italia, cui ha dedicato alcuni lavori negli anni ’50 e ’60.

Gli ultimi moderni: la scultura i Manzù e Marino alla fondazione Magnani Rocca

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The art spectator: Per la prima volta la scultura è protagonista nella Villa dei Capolavori sede della Fondazione Magnani Rocca a Mamiano di Traversetolo, presso Parma. La Fondazione, che già ospita nella collezione permanente capolavori marmorei dei più grandi scultori italiani dell’Ottocento, Antonio Canova e Lorenzo Bartolini, espone ora la grande scultura del Novecento, rappresentata da Giacomo Manzù e Marino Marini che negli anni cinquanta e sessanta, dopo i riconoscimenti nazionali, diventano anche i campioni dell’arte italiana all’estero. Offrendo un’interpretazione della scultura figurativa classica in una chiave stilistica del tutto personale, dagli esiti affascinanti e sorprendenti, dimostrano come essa fosse ben lontana dall’obsolescenza e dalla chiusura alla storia, bensì perfettamente in grado di esprimere il dramma e il senso dell’uomo dopo le dissoluzioni del conflitto mondiale. Le loro opere entrano così a far parte dei maggiori musei di tutto il mondo e i due artisti conquistano l’attenzione del collezionismo e del pubblico.

A cura di Laura D’Angelo e Stefano Roffi, la mostra, aperta dal 13 settembre all’8 dicembre 2014, intende approfondire questa vicenda, sinora poco indagata dagli studi, proponendosi di individuare gli elementi che favorirono il grande successo di Manzù e di Marino. Una selezione di circa novanta fra sculture, anche gigantesche, dipinti e lavori grafici realizzati dai due artisti negli anni tra il 1945 e il 1970 documenta la loro fiduciosa apertura verso le molteplici lingue della modernità e la capacità dimostrata nell’incontrare il gusto di un colto e sofisticato mercato internazionale.

In una successione che tiene conto dei temi maggiormente praticati da entrambi nei decenni presi in esame, oltre al tema della danza che li accomuna, oltre ai celeberrimi Cardinali di Manzù – presentati accanto ai lavori preparatori per la Porta della Morte per la Basilica di San Pietro in Vaticano – e ai Cavalli con Cavaliere di Marino – in una parabola che si apre con un gruppo equestre del 1945 e si conclude col Grido del 1962 – una speciale attenzione viene dedicata ai ritratti; non soltanto per sottolineare l’interesse che essi nutrirono nei confronti di questo genere artistico, ma anche per fornire una chiave di lettura della loro personalità attraverso i nomi degli artisti, dei galleristi, dei collezionisti e delle personalità che ne sostennero e accompagnarono l’attività lungo gli anni cinquanta e sessanta, fra i quali papa Giovanni XXIII, il compositore Igor Stravinskij, gli artisti Marc Chagall, Oskar Kokoschka e Jean Arp, l’architetto Ludwig Mies van der Rohe, il regista John Huston, il cardiochirurgo Christiaan Barnard, oltre alle mogli amatissime, Inge Manzù e Marina Marini.

La vita e l’originale percorso artistico di Manzù e Marino sembrano a tratti rincorrersi e scorrere paralleli. Marino Marini (Pistoia 1901 – Viareggio 1980) si iscrive nel 1917 all’Accademia di Belle Arti di Firenze, dove frequenta i corsi di pittura e di scultura. Giacomo Manzù (Bergamo 1908 – Ardea 1991), al contrario, non può vantare un’educazione accademica; figlio di un calzolaio, egli si forma all’interno delle botteghe bergamasche specializzate nell’intaglio e nella doratura.

Tra la fine degli anni venti e l’inizio dei trenta Marino e Manzù si trasferiscono a Milano, dove ha inizio una stagione di riflessione e di ricerca che condurrà entrambi, nel giro di pochi anni, a imporsi nel contesto artistico nazionale. Nel 1935 Marino si aggiudica il premio di scultura alla II Quadriennale d’Arte Nazionale di Roma; all’edizione successiva dell’esposizione, nel 1939, il premio di scultura è assegnato a Manzù. La carriera dei due artisti prosegue con intensità lungo gli anni quaranta e alle mostre si succedono nuovi riconoscimenti. Nel 1948 Manzù allestisce una sala personale alla Biennale di Venezia e si aggiudica il Premio Internazionale per la scultura, ex aequo con Henry Moore; nel 1952 il medesimo premio è assegnato a Marino.

È all’indomani di questi riconoscimenti che per i due scultori si inaugura la fase di maggior impegno sul fronte internazionale: le loro opere figurano nelle più importanti esposizioni allestite in Gran Bretagna, Francia, Germania e Stati Uniti e, mentre dagli anni cinquanta l’attività di Marino si sposta principalmente all’estero, Manzù inizia a lavorare alla realizzazione della Porta della Morte per la Basilica di San Pietro, la cui inaugurazione, nel 1964, segna il punto di massima popolarità raggiunto dall’artista.

La mostra presso la Fondazione Magnani Rocca riunisce opere altamente significative di Marino e di Manzù e si propone di rileggere l’attività di questi due scultori proprio in relazione agli stimoli derivanti dal dibattito critico nazionale, alle novità avanzate dalle Biennali di Venezia e alla conoscenza dei contesti artistici internazionali.

La collaborazione da parte della Fondazione Marino Marini di Pistoia, del Museo Marino Marini di Firenze, della Fondazione Giacomo Manzù e del Museo Manzù di Ardea, di altri musei e di importanti collezioni private, ha consentito lo spostamento di opere viste raramente al di fuori dei singoli contesti museali o di dimore riservate, permettendo un confronto diretto – visivo e critico – tra Marino e Manzù che rappresenta la decisiva novità dell’esposizione.

Il ricco catalogo della mostra riunisce contributi di Barbara Cinelli, Marcella Cossu, Laura D’Angelo, Flavio Fergonzi, Inge Manzù, Teresa Meucci, Stefano Roffi, Maria Teresa Tosi e affronta problemi nuovi secondo nuove prospettive di studio. All’approfondimento su questioni di contesto si aggiungono riflessioni sul genere del ritratto, sul significato della serialità in scultura, sulle fonti visive della scultura di Marino e di Manzù, sui modi in cui sono state fotografate le loro sculture e sulla ideologia scultorea che ne è sottesa.

MANZÙ / MARINO. Gli ultimi moderni.

Fondazione Magnani Rocca, via Fondazione Magnani Rocca 4, Mamiano di Traversetolo (Parma).

Dal 13 settembre all’8 dicembre 2014. 

Orario:

dal martedì al venerdì continuato 10-18 (la biglietteria chiude alle 17) – sabato, domenica e festivi continuato 10-19 (la biglietteria chiude alle 18).

Lunedì chiuso, aperto lunedì 8 dicembre.

THE ART SPECTATOR: MODIGLIANI IN MOSTRA A PALAZZO BLU

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The art spectator: Palazzo Blu a Pisa celebra il genio di Amedeo Modigliani: dal 3 ottobre al 15 febbraio ospiterà una mostra con dipinti e sculture, a cura di Jean Michel Bouhours, studioso di Modigliani e curatore del dipartimento delle collezioni moderne del Centre Pompidou di Parigi. L’esposizione cade tra l’altro a 30 anni dalla beffa di Livorno, quando tre studenti realizzarono con un trapano tre false teste di Modì, gettandole nel Fosso reale dove furono poi ritrovate e attribuite dal gotha degli storici dell’arte dell’epoca al grande artista livornese.

L’esposizione proporrà una selezione di opere provenienti dal Centre Pompidou di Parigi insieme a capolavori dalle principali collezioni pubbliche e private, italiane e straniere che ricreeranno l’atmosfera culturale in cui maturò l’esperienza della pittura dell’epoca e la vicenda artistica di Modigliani dal periodo della sua formazione a Livorno fino al suo trasferimento nella capitale francese, nel 1906, nella costante e irrequieta ricerca del nuovo. Insieme alle opere di Modì saranno presenti anche capolavori di artisti suoi contemporanei e compagni di avventure a Montparnasse: Chaim Soutine, Pablo Picasso, Marc Chagall, Fernand Le’ger, Maurice Utrillo, Suzanne Valadon, Andre’ Derain, Raoul Dufy, Juan Gris e Gino Severini.

Completano il percorso espositivo una selezione di sculture di Modigliani e di Constantin Brancusi e una serie di foto scattate da Brancusi stesso.

«E’ nella Parigi della cultura avanguardista – si spiega in una nota della Fondazione Palazzo Blu – dei fauves, tra amici come Marc Chagall, Max Jacob, Georges Braque, Jean Cocteau che il dissoluto artista e tombeur de femmes, matura la sua poetica artistica, influenzato fortemente da Picasso, Toulouse-Lautrec e Cezanne. Pochi uomini hanno incarnato come Modigliani il mito romantico dell’artista geniale e trasgressivo: Modì, l’artista maledetto dalla vita dissoluta, il bellissimo dandy dai tanti amori, il genio incompreso che si rifugiava nel vino e nell’assenzio la cui storia è breve ma intensa, drammatica e memorabile. Tutti coloro che posarono per lui dissero che essere ritratti da Modigliani era come farsi spogliare l’anima».

The art spectator: L’Ara Pacis torna per un giorno ai propri colori originari

l_ara_pacis_a_colori_largeThe art specator: Nel bimillenario della sua morte, quella Roma che l’imperatore ricevette di mattoni e lasciò di marmo celebra l’importante anniversario con una serie di iniziative alle quali si aggiunge il Museo dell’Ara Pacis che proprio il 19 agosto, dalle 21:00 alle 24:00, aprirà in via straordinaria il percorso della mostra “L’arte del comando. L’eredità di Augusto” e, con un biglietto unico, offrirà ai visitatori l’esperienza di contemplare il monumento simbolo dell’età augustea nei suoi colori originali attraverso una proiezione digitale della policromia sulle superfici decorative di marmo.
Al fronte occidentale dell’altare, con i pannelli di Enea e del Lupercale, e al fronte orientale, con quelli della Tellus, della Dea Roma e del grande fregio vegetale verranno così restituiti i colori, frutto e sintesi di ricerche storiche e filologiche condotte su architetture e sculture antiche poi applicate ad un modello tridimensionale dell’altare.

Informazioni Evento:

Data Inizio: 19 agosto 2014
Data Fine: 31 dicembre 2015
Prenotazione:Nessuna
Luogo: Roma, Museo dell’Ara Pacis
Orario: Martedì-domenica 9.00-19.0024 e 31 dicembre 9.00-14.00 La biglietteria chiude un’ora prima; chiuso Lunedì
Telefono: 06 0608